Ultimo saluto ad Andrea Camilleri

Ieri, il 17 Luglio 2019, è arrivata la notizia della morte del Maestro Andrea Camilleri, che da un mese era ricoverato presso l’ospedale Santo Spirito di Roma a seguito di un arresto cardio-circolatorio.

Difficile scrivere di una personalità così complessa, che ha dato tanto alla cultura italiana rimanendo sempre una presenza forte ma discreta, senza sembrare faziosi o eccessivi.

Come egli stesso ha detto in occasione del documentario Andrea Camilleri, Io e la Rai, (interessante racconto in prima persona della carriera lavorativa dello scrittore), prima dei suoi successi letterari, il maestro Camilleri, durante il suo lavoro di delegato alla produzione Rai e sceneggiatore ha legato il suo nome a famose produzioni poliziesche della tv italiana, che avevano come protagonisti il tenente Sheridan e il commissario Maigret.

Durante il mese in cui è stato ricoverato in ospedale in tanti hanno scritto messaggi di vicinanza e incoraggiamento alla guarigione, ma data la tempra di Camilleri, sempre produttivo nonostante la sopraggiunta cecità, nessuno pensava ad un epilogo simile. Ora i social sono pieni di messaggi di cordoglio, tra i tanti propongo qui le parole di Luca Zincaretti, che più di tutti conosceva Andrea Camilleri, come docente in accademia prima e come padre di Montalbano (personaggio interpretato dall’attore romano) poi.

E alla fine mi hai spiazzato ancora una volta e ci hai lasciato. Nonostante le notizie sempre più tragiche, ho sperato fino all’ultimo che aprissi gli occhi e ci apostrofassi con una delle tue frasi, tutte da ascoltare, tutte da conservare.
E invece è arrivato il momento di ricordare. Di cercare le parole per spiegare chi sarà per sempre per me Andrea Camilleri. Un Maestro prima di tutto, un uomo fedele al suo pensiero sempre leale, sempre dalla parte della verità che ha raccontato tutti noi e il nostro paese.
Mancherai. È inevitabile, è doveroso. Per la tua statura artistica, culturale, intellettuale e soprattutto umana.
Le tue parole resteranno sempre con la stessa semplicità e con l’immensa generosità e saggezza con cui le hai condivise, da mente libera e superba quale sei.
Ma soprattutto mancherai a me perché in tutti questi anni meravigliosi in cui ho incrociato la mia vita con quella del commissario, mi sei stato amico. Ho avuto la strana sensazione che bastasse un tuo tratto di penna a cambiare la mia vita.
Ho vissuto accanto a te, nel tuo mondo, quello che avevi creato, quello che ti apparteneva perché uno scrittore non può che riportare se stesso nelle cose che scrive. E ho imparato tantissimo. Il rispetto per le persone, tutte, per se stessi, e per le persone deboli. Perché il tuo commissario è così che la pensa.
A volerti bene no. Quello già sapevo farlo dai tempi dell’accademia, quando non ci trattavi da allievi, ma piuttosto da colleghi. Ho imparato che il valore delle persone non c’entra nulla con quello che guadagnano, con le posizioni che ricoprono, con i titoli che adornano il loro cognome: le persone si valutano per quello che sono.
Adesso te ne vai e mi lasci con un senso incolmabile di vuoto, ma so che ogni volta che dirò, anche da solo, nella mia testa, “Montalbano sono!” dovunque te ne sia andato sorriderai sornione, magari fumandoti una sigaretta e facendomi l’occhiolino in segno di intesa, come l’ultima volta che ci siamo visti a Siracusa.

Il maestro Camilleri, a quasi un anno dal suo ultimo lavoro al teatro di Siracusa con il monologo Conversazione su Tiresia, lascia una generosa eredità all’Italia: la forza di un pensiero libero, attento alle evoluzioni sociali e rivolto ai bisogni del prossimo.

Concludo con le stesse parole da lui usate durante quel monologo, le stesse parole che la famiglia Camilleri e le persone a lui care hanno usato per salutare e ringraziare quanti tra i suoi lettori e amici lo hanno apprezzato e gli hanno voluto così bene: “Mi piacerebbe che ci rincontrassimo, tutti quanti qui, in una sera come questa, tra cento anni”.

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