Cambio di programma per RGB Light Experience 2020

Come anticipato nel precedente articolo, anche quest’anno RGB Light Experience, vincitore dell’Avviso Pubblico Contemporaneamente Roma 2020-2021-2022 , torna a Roma con la sua quinta edizione.

Le sue luci torneranno a fare compagnia ai romani che vorranno recarsi nei siti che ospiteranno la kermesse.

Nel precedente comunicato stampa erano state indicate le Torri Ligini all’Eur, come sito che avrebbe ospitato la data finale del progetto, purtroppo però a causa di intoppi, non chiariti nel nuovo comunicato stampa, la nuova sede che ospiterà la data di chiusura del 22 Dicembre p.v. è stata sostituita con la Rampa Prenestina di Via Teano, altezza civico 223.

Locandina RGB Light Experience 2020

Il complesso è stato costruito come magazzino per il Teatro dell’Opera. Cambiò in parte destinazione alla fine degli anni ‘60 e venne adattato a scuola. Negli anni ’70, nei piani superiori, ha ospitato la funzione residenziale accogliendo famiglie di sfrattati. Al momento la parte circolare è abbandonata, per questo è stata selezionata e potrebbe essere perfetta per un Museo della Luce.

Ricordiamo che per questa edizione sono state selezionate 18 opere di luce site specific e che, diversamente dagli anni passati in cui le opere erano fisse, quest’anno saranno movimentate, grazie a camion attrezzati, all’interno dei 4 siti selezionati per ospitare le installazioni di RGB. Le opere saranno fruibili dalle 18:30 fino all’orario di blocco imposto dalla normativa vigente, saranno visibili sia dai pedoni che da chi passa in auto o con i mezzi pubblici, sia dalle finestre degli appartamenti che in diretta streaming sui canali social di RGB.

Definito, inoltre, il calendario di La necessità di modificare l’esistente, un ciclo di incontri con manager, docenti e artisti, che prevede anche laboratori per i più piccoli e workshop intensivi rivolti a chi vuole approfondire la conoscenza della light art e dell’arte digitale.

Il 20 Dicembre parte il primo appuntamento, Naturare, che coinvolgerà tutti gli artisti in programma per RGB Light Experience 2020. Giorno 21 Dicembre, ci saranno due appuntamenti per Luce trasversale, alle ore 10:30 con i docenti Isa Helena Tiburcio dell’Accademia di Belle Arti di Brera, Gisella Gellini del Politecnico di Milano, il manager Mauro Annunziato di ENEA e gli artisti Diego Repetto e Flavia Tritto; la sera alle 20 ci sarà il secondo appuntamento, Whisper Talk, un insieme di conversazioni via radio a cura di Carlo Infante/Urban Experience.

La giornata del 22 Dicembre sarà dedicata a Riflessioni per un nuovo paesaggio urbano notturno, con gli interventi del docente de La Sapienza Stefano Catucci, degli artisti Daniele Spanò e Federico Petrei di DELTAPROCESS e di Elettra Bordonaro, fondatrice di Light Follows Behaviour.

Le giornate del 28, 29 e 30 Dicembre saranno dedicate a Luce e interattività: progettazione e physical computing, un ciclo formativo curato da Fab Lab Ostiense.

Per i più piccoli ci sarà il laboratorio didattico Scratch. Videoarte per bambini, organizzato da Fab Lab nei giorni del 28 e 29 Dicembre.

Per seguire le dirette streaming:

https://vimeo.com/pacnetwork

http://www.rgblightfest.com/

https://www.facebook.com/rgblightexperience/

https://www.instagram.com/rgblightexperience/

Per maggiori informazioni sugli artisti: http://www.rgblightfest.com/artisti-2020/

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  • Cecarini e Patriarca RGB light esperience 2020
  • Deltaprocess RGB light experience 2020
  • Hinrich Gross RGB light experience 2020
  • Lorenzo Pagella RGB light experience 2020
  • Olga Tuzova RGB light experience 2020
  • L4R RGB light experience 2020
  • Lino Strangis RGB light experience 2020
  • Luca Cataldo RGB light experience 2020
  • Flavia Tritto RGB light experience 2020

RBG Light Experience edizione 2020

In periodi come quello che stiamo vivendo adesso, dove si evitato gli assembramenti ed i luoghi chiusi, gli amanti dell’arte possono approfittare della nuova edizione di RGB Light Experience per godere della bellezza delle opere anche solo durante una passeggiata. Dal 19 al 22 Dicembre 2020 la capitale sarà illuminata da 18 opere di luce site specific, che coloreranno e ridisegneranno alcuni quartieri di Roma, dando l’impressione di essere in un museo a cielo aperto. 

RGB Light Experience è un festival di light art, urban light e video-mapping, che punta a creare un nuovo rapporto fra uomo e città aprendo nuovi scenari che ridisegnano la città. Deve i suoi natali all’associazione LuciOmbre srl che dal 2009 si occupa di produrre, organizzare e realizzare eventi, sia culturali che privati, e di progettare e sviluppare allestimenti museali ed espositivi, con particolare attenzione alla scenotecnica ed all’illuminazione artistica. Dal 2015 sotto la direzione di Diego Labonia portano a Roma le opere di luce di diversi artisti visivi e light designer nazionali ed internazionali.

Quest’anno, dunque, si svolgerà la quinta edizione che diversamente dalle precedenti presenterà modalità di fruizione rinnovate ed adeguate nel rispetto delle vigenti normative anti Covid-19. Diversamente dagli anni passati in cui le opere erano fisse, quest’anno saranno spostate, grazie a camion attrezzati, all’interno dei 4 siti selezionati per ospitare le installazioni di luce. Le opere saranno fruibili dalle 18:30 fino all’orario di blocco imposto dalla normativa vigente, saranno visibili sia dai pedoni che da chi passa in auto o con i mezzi pubblici, sia dalle finestre degli appartamenti che in diretta streaming sui canali social di RGB.

RGB Light Experience

La locandina realizzata per l’evento dall’artista Mariano Peccinetti, mostra l’uomo che volge lo sguardo in modo contemplativo alla natura, così come vuole il tema di questo anno Naturare, che ha l’aspirazione di capovolgere il concetto secondo cui l’uomo è al centro della natura ed iniziare a pensare il genere umano come una piccola parte di diversi sistemi vivi ed interconnessi, i cui equilibri sono oggi gravemente pregiudicati, proprio a causa dell’intromissione umana.

Le opere previste per questo festival della luce sono 18, ognuna con un significato preciso:

Attive da anni nel campo teatrale e musicale come scenografe e light designer, Chiara Patriarca e Francesca Cecarini hanno firmato Giardino di cemento armato realizzato con l’ausilio di morbide luci policrome arricchite da sonorità a volte vibranti ed a volte delicate; il collettivo Deltaprocess ha realizzato Overflow che rappresenta l’evoluzione spaziale di una muffa sulla mappa del Pigneto, opera realizzata attraverso mappe psico-geografiche e la tecnica della deriva di Guy Debord; l’artista olandese Hinrich Gross con l’opera Groninger Tiles riflette sulla natura dei pixel.

Tutto tatto a perdere dell’artista internazionale Lino Strangis è dedicata alla perdita dei contatti umani in tempi di pandemia; Y.K. L’altra metà del cielo dedicata all’artista Yves Klein dall’architetto ed artista Diego Repetto accompagnato da Gianni Maroccolo, compositore e produttore indipendente. Ellissi 2.0 che abbraccia astronomia, matematica, pittura e cinema, è uno dei tanti interventi realizzati per l’evento dall’attrice, videomaker, regista e performer Simona Verrusio.

Le artiste Lea Brugnoli e Anna Torrazza, madre e figlia hanno firmato l’opera Dissolvenze che si aggiunge ai loro lavori sul precinema; Luca Cataldo per RGB ha realizzato Legame, opera incentrata sulle modalità simboliche che legano il mondo vegetale a quello animale; Luca Mauceri con il collettivo MediaMash Studio ha firmato l’opera Crescerà l’erba sulle nostre città che riflette sull’interazione tra uomo e natura all’interno di un contesto metropolitano.

I creativi di Quadro Quantico hanno realizzato Data Storming dove un flusso caotico di dati riesce ad armonizzarsi accanto al volo degli uccelli nel cielo, trasformandosi così in un quadro digitale che invade lo spazio pubblico modificandone la percezione; simile è l’opera del Collettivo L4R, Concrete Walls, un mosaico della Natura che vuole ridefinire i muri cittadini e attivare il processo della contemplazione; Daniele Spanò invece con Fino a qui mette a confronto un teatro e una piazza proponendo così una riflessione sull’architettura come superficie che separa lo spazio interno da quello esterno; Su un concetto simile si basa l’opera di Olga Tuzova e Lorenzo Pagella, Teatri d’Italia, che propone una carrellata malinconica sui teatri vuoti che, in questo periodo in cui la pandemia ne ha obbligato la chiusura, si appropriamo della strada per andare in scena davanti ad un pubblico reale. Un’altra loro opera selezionata per questa rassegna è La Vita prima e dopo, chiaro riferimento al profondo stravolgimento causato dalla pandemia.

Segni di Luce è una raccolta in loop dei migliori lavori di light painting del collettivo di fotografi e performer I light; Raw Flows (Dancing Bodies Chainge the World) , realizzata dall’artista barese Flavia Tritto, è una raccolta di 4 video installazioni sull’andamento delle waveform RGB (oscilloscopio digitale) risultanti da sequenze video, i cui protagonisti ballano in luoghi differenti fino a fondersi con l’ambiente circostante incitando al movimento senza vincoli e liberatorio volto a connettersi con se stessi ed il mondo.

L’artista francese Jeremy Oury presenta l’opera performativa Emersive, che attraverso componenti video e audio spazia tra griglie e frattali evocando, con l’ausilio di registrazioni d’archivio, il contributo apportato dalle scoperte scientifiche e tecnologiche alla società; Simone Palma e Raffaele Settembre, artisti attivi nel campo teatrale, che con l’opera Attraversamenti#02 propongono una riflessione sulla identità e la percezione di sé

I luoghi designati ad ospitare queste opere di luce, sono luoghi dalle storie differenti e con differenti peculiarità, ciò che li accomuna è essere dei luoghi sospesi, stretti tra la perdita di identità e una continua condizione di precarietà causata da un caotico sviluppo urbanistico.

Questi luoghi hanno radici profonde nella cultura romana e negli anni sono diventati il simbolo del degrado urbano e dell’uso sconsiderato del bene pubblico. Questa loro caratteristica li ha resi perfetti per accogliere questo festival, tre di questi siti sono scelte storiche di RGB e fanno parte dei quartieri Pigneto e Torpignattara, Le Torri Ligini che affacciano sul laghetto dell’Eur, fanno il loro ingresso per la prima volta questo anno e saranno illuminate per la serata conclusiva dell’evento.

Questo festival porta con se un messaggio politico forte così come espresso dal direttore artistico Diego Labonia: “L’Umanità agisce in modo invasivo e irresponsabile, egoistico e arrivistico, illudendosi di governare il mondo naturale e ignorando le responsabilità che ha nei confronti di esso. È necessario introdurre un cambiamento rapido e radicale: abbiamo la responsabilità di prenderci cura della Natura, questo è il pensiero che deve governare le nostre azioni quotidiane, facendoci ispirare dalle visioni degli artisti. Come possiamo, attraverso l’arte, ‘Naturare’ l’impatto dell’azione dell’intera Umanità e metterla in armonia con la Natura?” La risposta sta nel trasformare un azione effimera, definita nello spazio e nel tempo, in qualcosa di permanente che abbia un valore nel tempo.

Per coloro che volessero approfondire la conoscenza della light art e dell’arte digitale è stato pensato il programma La necessità di modificare l’esistente, un ciclo di incontri con manager, docenti e artisti, laboratori per bambini, e workshop, che partiranno il 20 dicembre per concludersi il 30 dicembre.

Di seguito i luoghi del festival:

Parco Giordano Sangalli | 19 dicembre
viale dell’Acquedotto Alessandrino

Il Parco Giordano Sangalli si trova in Viale dell’Acquedotto Alessandrino ed è uno dei tre parchi pubblici del quartiere di Tor Pignattara. L’area dell’Acquedotto fu interessata nel corso del ‘900 da fenomeni massicci di speculazione edilizia e di edilizia spontanea. Immigrati dal sud Italia ma anche sfollati del centro durante il periodo fascista costruiscono le loro case addossandole proprio all’AcquedottoUna volta abbattute, hanno lasciato spazio all’attuale parco Sangalli. 

Parcheggio Pavoni-Pigneto | 20 dicembre
Tra via del Pigneto e via Luigi Pavoni

L’area parcheggio Pavoni/Pigneto rappresenta quello che può accadere quando si costruisce senza nessuna progettazione urbanistica, ma lasciando semplicemente spazio al mero accostamento casuale di palazzi alti quattro volte le costruzioni già esistenti. La casualità ha dunque creato una bruttura: cinque muri ciechi fanno da scenario in questo incastro di colate di cemento, creando una “naturale” zona parcheggio.

Sopraelevata Tangenziale Est | 21 dicembre
via Prenestina, altezza civico 52

È il tratto sopraelevato sulla via Prenestina della Tangenziale Est, una strada ad alto scorrimento progettata dall’architetto Kenzo Tange negli anni ‘60 ma già prevista dal piano regolatore del 1909, nata per unire la parte settentrionale e meridionale della città. La sopraelevata della tangenziale Est è stata una scelta azzardata, un’idea di inizio ‘900 che aveva tutte le possibilità di svilupparsi nel migliore dei modi ma che è finita per insinuarsi tra gli immobili costruiti dopo la speculazione edilizia del dopoguerra, creando così scenari urbani che sono sempre stati associati al degrado. 

Torri Ligini – EUR | 22 dicembre
viale America, altezza civico 266

Nate nel 1961 negli ampi spazi dell’EUR e mantenendo le linee dettate dall’architettura razionalista, dopo esser state la sede di alcuni uffici del Ministero delle Finanze, le Torri Ligini non hanno avuto vita facile: per decenni il simbolo del degrado, dell’incuria e del cattivo utilizzo del bene pubblico sono cadute in disuso fino ai giorni nostri. Molti progetti di recupero si sono susseguiti dagli anni ‘90 in poi ma nessuno è stato realizzato.

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  • Flavia Tritto RGB light experience 2020
  • Luca Cataldo RGB light experience 2020
  • Lino Strangis RGB light experience 2020
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  • Olga Tuzova RGB light experience 2020
  • Lorenzo Pagella RGB light experience 2020
  • Hinrich Gross RGB light experience 2020
  • Cecarini e Patriarca RGB light esperience 2020
  • Deltaprocess RGB light experience 2020

Grazie Gigi

Lo scorso 2 Novembre ci ha lasciati il grande Gigi Proietti. La scia di incredulità, dispiacere e lacrime che la notizia della sua morte ha lasciato dietro di se, rappresenta il grande valore che Gigi Proietti era riuscito a costruire.

Non credo di sbagliare dicendo che tutti aspettavamo con ansia i suoi lavori, che fossero fiction, film o show, lui sapeva coinvolgerti con la classe e l’eleganza dei grandi artisti.

Gigi Proietti sapeva dimostrare un profondo rispetto per ciò che faceva ed aveva anche un grande senso di responsabilità nei confronti del suo pubblico.

Un cavaliere, un uomo galante.

Gigi Proietti era una garanzia di successo per ogni lavoro, se c’era il suo nome in cartellone o nel programma allora eri sicuro di vedere un buon prodotto. Si presentava al pubblico con il suo folgorante sorriso, catturava l’attenzione con le sue movenze e riempiva gli animi con la sua sconfinata cultura.

Ha detto bene chi ha scritto che Roma piange il suo ultimo Rugantino, ma a piangere non è stata solo Roma ma l’Italia intera.

Dal 2 novembre siamo tutti un po’ orfani, privati dell’antica grazia e di quella completezza che caratterizzava artisti come lui.

In tanti gli hanno reso omaggio come potevano, al Tufello, quartiere di Roma dove era nato, è stato realizzato un enorme murale dipinto dallo street artist romano Lucamaleonte, su iniziativa della Regione Lazio e della società giallorossa attraverso la Fondazione Roma Cares.

Inoltre dopo l’intitolazione a Proietti del Silvano Toti Globe Theatre, dall’Associazione culturale Fellini arriva la proposta, indirizzata alla sindaca, di dedicargli un museo che sia anche Casa della romanità.

Scrivere in suo ricordo è stato difficile dopo tutte le parole meravigliose che sono state dedicate a lui durante la celebrazione laica del 5 Novembre, presso il suo Globe Theatre dai suoi amici, colleghi e ed allievi. Ma un blog di cultura come questo non poteva glissare su una simile notizia.

Luigi Proietti è nato a Roma il 2 novembre 1940 ed è deceduto 2 novembre 2020

Lascia la moglie Sagitta Alter e le figlie Carlotta e Susanna

Qui la sua bibliografia

Grazie Gigi per l’immenso patrimonio che ci hai lasciato.

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Per non adagiarsi

Il Coronavirus ha portato nella nostra società notevoli e pesanti cambiamenti. Il virus oltre a mietere tante vittime, perché sconosciuto, ha cambiato, nostro malgrado, le nostre abitudini.

All’inizio abbiamo visto la diminuzione dell’inquinamento durante il lockdown e ci siamo rallegrati di questo. Oggi a causa di una politica errata ci troviamo quasi al punto di prima.

Il nemico non è ancora sconfitto e si iniziano a contare i disastri di un governo che non ha voluto o saputo gestire al meglio i 6 mesi di tregua concessi dal virus. Non sono state apportate migliorie nelle scuole, negli ospedali e nel trasporto pubblico, così ci ritroviamo nuovamente a fare i conti con delle rovinose ed indifferenziate chiusure che mineranno ancora di più l’economia.

Oggi siamo stanchi ed insofferenti, non abbiamo voglia di affacciarci ai balconi e dirci che andrà tutto bene, perché purtroppo tutto è rimasto uguale. Non si è fatto tesoro degli errori e si continua a procrastinare quelle azioni necessarie che farebbero la differenza.

Purtroppo siamo orfani di politici che amano veramente il nostro paese, perdonate il romanticismo, ma è la dura realtà che va avanti da troppo tempo. Ai posti di comando non c’è più nessuno che pensi a ciò che è meglio per la comunità, ma si pensa solo a se ed alla propria cerchia. Non hanno la misura di ciò che è la realtà o peggio non gli interessa, basti pensare al libro del Ministro Speranza dal titolo “Perché guariremo”, dedicato a come la pandemia è stata “superata”, la cui uscita è stata rimandata a causa della nuova ondata del Covid-19.

Andando a ritroso possiamo vedere come si è preferito dare incentivi per biciclette e monopattini anziché aumentare la flotta ed il personale dei mezzi pubblici.

Ancora si è preferito dotare le scuole di banchi a rotelle anziché di altre strutture per garantire le attività scolastiche in tutta sicurezza. Per non parlare della Sanità.

Come sempre la letteratura e la storia ci vengono in soccorso per poter analizzare ciò che accade, qui sembra quasi di risentire le parole del Gattopardo “Se vogliamo che tutto rimanga com’è c’è bisogno che tutto cambi” oppure la famosa frase della Regina Maria Antonietta che davanti all’evidenza di un popolo affamato rispondeva “Se il popolo ha fame dategli le brioches”. Queste sono le persone che governano, gente che non ha nessuna voglia di lavorare per la propria patria e che abusa del potere che gli abbiamo dato votandoli.

Ciò che sta accadendo a livello politico, in Italia ed in Europa, è preoccupante, mi perdonino gli esperti di politica e geopolitica per la mia incompetenza, ma appare chiaro che una volta finito tutto questo gli equilibri economici e politici globali saranno mutati. Mentre il resto resterà come sempre uguale.

La speranza è di non adagiarsi, ma di rialzarsi e ripartire.

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The people I like. Al Maxxi le fotografie di Giovanni Gastel

Lo scorso 15 Settembre è stata inaugurata presso il Maxxi (Museo delle Arti del XXI secolo) , la mostra fotografica Giovanni Gastel. The People I Like, a cura di Umberto Frigerio, che afferma: “Difficilissimo […] è stato fare la selezione tra i numerosissimi ritratti fotografici di tutti questi anni. Selezione durissima, sofferta, – abbiamo dovuto lasciare fuori bellissime foto e bellissime persone, amici e artisti-soprattutto perché abbiamo intitolato la mostra: Giovanni Gastel. The people I like.”

Giovanni Gastel inizia a lavorare da Christie’s tra il 1975-1976, affinando la sua tecnica fotografica con un lungo apprendistato, ma la svolta arriva nel 1981 con l’incontro con Carla Ghiglieri, la quale diventata sua agente e lo introduce nel mondo della moda.

Da qui in poi la sua vita è tutta in salita, dopo le prime pubblicazioni su riviste come Annabella, inizia ad essere ricercato anche da altri, Edimoda e Mondo Uomo e Donna, ma la consacrazione nel modo dei fotografi di fama internazionale arriva nel 1997 con un sua personale realizzata da Germano Celant alla Triennale di Milano. Da qui il suo successo professionale si consolida fino a raggiungere la notorietà di artisti del suo campo, quali Mario Testino, Oliviero Toscani, Helmut Newton.

Giovanni Gastel, nato a Milano il 27 dicembre 1955 da Giuseppe Gastel e da Ida Visconti di Modrone, ultimo di sette figli; oggi è membro del Consiglio di amministrazione del Museo di Fotografia Contemporanea, partner istituzionale della Triennale di Milano e membro del Consiglio di Amministrazione della Fondazione IEO-CCM.

Con le direttive post Covid-19, per accedere alla mostra è preferibile acquistare il biglietto online, la mostra dura in tutto un’ora ma basta per ammirare le fotografie esposte.

Tra i personaggi ritratti, spiccano i volti di Carolina Crescentini, Isabella Ferrari, Carla Sozzani, Pino Daniele, Bebe Vio, Giuseppe Di Piazza, Luciana Littizzetto, Fiorello, Barack Obama, Marco Pannella, Vasco Rossi, Jovanotti, Giuliano Sangiorgi, Omar Pedrini, Nicola Savino; oltre 200 ritratti, molti dei quali in bianco e nero, che sembrano voler restituire l’anima del soggetto fotografato.

Giovanni Gastel è famoso sopratutto per questa sua particolare capacità di immortalare la vera essenza dei protagonisti delle sue fotografie, il suo uso della luce da risalto al personaggio, lo mette al centro della scena, questa tecnica ricorda molto lo stile pittorico del Caravaggio.

Egli, come il pittore, riesce a donare ai soggetti un corpo e una forma tridimensionale grazie all’illuminazione che, come su un palcoscenico, sottolinea i volumi dei corpi che escono improvvisamente dal buio della scena. 

Giovanni Gastel stesso afferma: “Fotografare è una necessità e non un lavoro. Rendere eterno un “incontro” tra due anime, mi incanta e mi fa sentire parte di un tutto”.

La mostra, che si concluderà il prossimo 22 Novembre, rappresenta un dialogo continuo tra anime, quelle del fotografo, del soggetto fotografato e dello spettatore.

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Mostra fotografica di Giovanni Gastel al MaxxiFotografie di Giovanni Gastel al Maxxi

Once upon a time… Rasiglia

Questo racconto potrebbe iniziare con “C’era una volta” perché il luogo che sto per descrivere ha tutti gli attributi per entrare nel mondo delle fiabe: piccolo, lontano dalla città, circondato dalla natura e dall’acqua.

Dunque come tutte le fiabe che si rispettano val la pena iniziare con una poesia, ma questa in partisolare è stata scritta proprio per questo paese da Luciano Cicioni: Ruscelletti sussurranti Allettanti melodie Scendon freschi e spumeggianti In un dedalo di vie! Giulia intensa e misteriosa Lentamente al cuor ti piglia Il pensier sereno posa_ Ah! Dolcissima Rasiglia!

Rasiglia specchi d’acqua

Proprio come la poesia racconta, Rasiglia è un piccolo e dolce paese, termine che si adatta alla perfezione a questo bomboniera che si sviluppa lungo il costone della montagna, a 600 metri di altitudine, nella conformazione tipica ad anfiteatro.

Sovrastata dall’antica roccaforte, che ancora si erge in tutta la sua maestosità, il paese ha la tipica struttura del borgo medievale, anche se purtroppo distrutto dal terremoto del 1997 è stato poi ricostruito con rispetto ed armonia del territorio e delle strutture originali, anche se poco è rimasto di autentico i segni del passato sono sempre presenti. Gli sforzi fatti dagli abitanti per mantenere viva la memoria storica sono ripagati dalla grande affluenza di turisti.

Nel XIV secolo data la sua posizione Rasiglia rappresentava un punto strategico per il controllo della valle del Menotre ed era inoltre vicina ad un importante snodo commerciale tra Roma e la Marca Anconitana, per questo la famiglia Trinci decise di stabilire alcune sue proprietà, tra cui alcune case, un molino ed una gualchiera. Nel Seicento la posizione di Rasiglia e la facilità di riferimento dell’acqua garantirono il proliferare di attività artigianali, tra cui la tessitura di cui i posso no ancora oggi ammirare telai e cardatori, perfettamente conservati.

A parte la triste parentesi dovuta ai rastrellamenti nazifascisti durante la seconda guerra mondiale, a causa dei quali furono deportati due abitanti del paese; Rasiglia ha potuto godere di una florida economica sopratutto dal 1945 al 1980.

Ciò che colpisce di Rasiglia e che l’ha resa famosa come la “Piccola Venezia dell’Umbria” sono i corsi d’acqua costruiti per poter sfruttare appieno la corsa idrica generata dalla sorgente Capovena.

Il Borgo è veramente graziosa, possiede una forza che catalizza l’attenzione a ti porta a continuare a girare da un punto all’altro per non lasciare nessun’ angolo inesplorato. La cucina è quella tipica umbra e può essere gustata nei piccoli ristoranti ed osterie sparsi per il borgo.

La nuova veste di Rasiglia ha portato anche la nascita di alcuni eventi culturali, di questi si ricordano: Rasiglia, Paese presepe, dal 26 dicembre al 6 gennaio; Penelope a Rasiglia, il telaio tradizionale, che si tiene il primo fine settimana di giugno compatibilmente con le altre festività nazionali.

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Matera tra passato e futuro

Lo scorso fine settimana, vista la clemenza del tempo, ho visitato Matera.

La prima volta che sono stata a Matera avevo, forse, tra gli 11 ed i 12 anni, l’impressione che mi lasciò fu quella di un piccolo paese arroccato sulle montagne, triste ed isolato.

A distanza di anni, complice il film di Mel Gibson “The Passion” , la nomina a città della cultura nel 2019 e la fiction italiana “Sorelle” di Cinzia TH Torrini, ho trovato una città viva, pulita e allegra.

Purtroppo però raggiungerla è sempre scomodo, se non si ha la macchina inoltre si ha difficoltà a perlustrare il territorio circostante. Per raggiungerla le opzioni sono: autobus di linea o treno per la stazione di Ferrandina scalo Matera da dove partono gli autobus per la città.

Matera si erge tra la continuazione dell’altopiano delle Murge e la fossa dove scorre il fiume Bradano, che grazie ad una diga costruita negli anni cinquanta da vita al lago San Giuliano.

Matera Murgia
Grotte di Matera

La parte antica di Matera è separata dalle antiche grotte, che è possibile visitare grazie ad un sentiero, dall’affluente del Bradano noto come Fiumicello o Gravina di Matera. Da una parte dunque abbiamo il Sasso Barisano e il Sasso Caveoso e dall’altra parte, dove si vedono le grotte, c’è la sponda del Parco della Murgia, di cui una parte è compresa nel Parco Regionale Archeologico Storico Naturale delle Chiese Rupestri.

La parte storica di Matera, nonché patrimonio mondiale dell’umanità Unesco dal 1993, è rappresentata dai famosi Sassi e dalle antiche cisterne, la più grande può essere visitata dall’ingresso che si trova in centro. I Sassi in sostanza sono le antiche abitazioni dei materani, piccoli aggregati di case scavate nella roccia calcarea a ridosso del burrone chiamato Gravina.

Cisterna di Matera
Cisterna di Matera

Le cisterne invece rappresentavano una fonte di approvvigionamento dell’acqua; per la sua posizione Matera è molto sicura ma all’epoca non era facile reperire acqua sopratutto in caso d’assedio così sfruttando la friabilità della roccia sono state crete condotte idrauliche che confluivano in cisterne e palombari, esempio di grande ingegneria idraulica.

Matera oggi è una città degna del più alto numero di turisti, ricca di punti di interesse e piccole curiosità, a partire dalle tante installazioni d’arte che è possibile incontrare lungo la strada a finire con le numerose chiese, ognuna con una particolare peculiarità.

Una città piena di vita notturna, soprattutto con le stagioni miti, che offre anche un vasto assortimento di cibi, dai peperoni cruschi al pane.

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Campaegli e Cervara di Roma

Nonostante sia ancora presente il coronavirus, che sta mettendo in ginocchio una grande parte dell’economia mondiale, molte attività sono quasi tornate alla normalità.

Complice il caldo insopportabile di alcune metropoli, la necessità di evadere dalla città è in crescita, sempre nel rispetto delle vigenti norme di sicurezza.

Una delle possibili mete per trovare rifugio dalla canicola estiva può essere la montagna. La montagna offre la possibilità di rispettare il distanziamento sociale, ancora raccomandato in questo periodo, e, cosa più importate, fresco, aria pulita e paesaggi sconfinati.

Tra il lazio e l’Abruzzo si estendono i monti Simbruini che fanno parte del Subappennino laziale e che offrono una varietà di percorsi in mezzo alla natura. Si può ad esempio fare una piacevole camminata in località Campaegli portando il necessario per un picnic o prenotando al Rifugio Montano Campaegli.

Passeggiando per questi Monti potrete ammirare la loro conformazione geologica, osservare tutto il promontorio circostante, se non c’è foschia si riesce a vedere fino al mare.

Oltre ad un paesaggio rilassante la montagna offre anche la possibilità di incappare nella fauna locale, come le mucche Podoliche che attraversano le strade ed i pascoli oppure ci si può imbattere in una mandria di cavalli.

Se poi amate la tranquillità dei borghi una meta perfetta è Cervara di Roma.

Appena sotto Campaegli si erge questo piccolo borgo arroccato, farete molta attività fisica a salire e scendere le scale ma le opere che troverete lungo la ben nota scalinata degli artisti valgono la fatica. Inoltre dal punto più alto potete godere di un bellissimo panorama sulla valle sottostante.

Questo piccolo borgo è da sempre una sorta di attrazione per gli artisti, infatti la sua fama risale ai primi anni del 1800 quando venne inserita nell’itinerario degli artisti stranieri, i quali integravano il loro soggiorno romano con la perlustrazione delle località limitrofe.

Qui oltre a tanti dipinti, murales e poesie, c’è impressa nella pietra una melodia “Notturno-Passacaglia per Cervara” composta dal Maestro Ennio Morricone, scomparso da poco, in omaggio al borgo montano.

Se ti interessa l’Abruzzo leggi anche Rocca Calascio tra sogno e realtà

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  • Mandria di mucche a Campaegli
  • Veduta del borgo di Cervara di Roma
  • Opera di Ennio Morricone al Cervara
  • Mandria di cavalli a Campaegli
  • Chiesa di Cervara di Roma
  • Opere nella roccia a Cervara
  • Piazza del centro di Cervara
  • Panorama in località Campaegli

 

ARTHEMISIA impossibile riaprire mostre al pubblico il 18 maggio

Lo scorso 28 Aprile è giunta la dichiarazione di Iole Siena Presidente del Gruppo Arthemisia in merito alla riapertura delle mostre pronosticata per il 18 Maggio.

Logo Arthemisia mostre
Immagine di proprietà di Arthemisia

La Presidente ha affermato che per quanto lodevole possa essere la volontà di riaprire le mostre al pubblico il 18 Maggio prossimo, questo non sarà possibile. Queste le ragioni del suo no:

1. Non c’è stata ancora una risposta su eventuali sostegni per le imprese della cultura: con le grosse perdite subite, non è possibile correre ulteriori rischi senza sapere se vi saranno aiuti e come si potranno portare avanti le attività.

2. Il periodo maggio-settembre è notoriamente quello con le minori affluenze di pubblico alle mostre. In tempi “normali” aprire una mostra a maggio equivale a una perdita certa (la stagione primaverile delle mostre va da febbraio a giugno); in questo momento, con i contagi e la paura ancora diffusi, significherebbe aprire per (forse) pochissime persone al giorno. Va anche considerato il fattore psicologico: dopo quasi due mesi di quarantena, quante persone vorranno recarsi in un luogo chiuso come lo spazio espositivo di una mostra? E quante, con le incertezze economiche correnti, potranno spendere soldi per visitare una mostra?

3. Il pubblico delle mostre è composto per il 10% dal pubblico scolastico (escluso in questa fase), per il 40% dal pubblico dei gruppi (escluso in questa fase), per il 15% dal pubblico di turisti (escluso in questa fase), per il 15% dal pubblico over 65 anni (escluso in questa fase). Rimane un 20% del cosiddetto “pubblico singolo” che, se anche volesse andare alle mostre, non consentirebbe in alcun modo di coprire le spese.

4. Con le necessarie misure di sicurezza, potrà entrare una persona ogni 5 minuti, quindi al massimo 120 persone al giorno, con un incasso medio di circa 1.200 euro al giorno. Il costo giornaliero medio di una mostra, considerando il personale di vigilanza e di biglietteria, le assicurazioni, gli affitti, le pulizie, ecc., si aggira intorno ai 6.000 euro. È evidente che sarebbe del tutto antieconomico.

5. Gli spazi espositivi delle mostre tipicamente non sono ambienti “sani”: non hanno finestre (né si possono aprire, per la conservazione delle opere), di solito hanno la moquette in terra, non c’è ricambio di aria. Anche immaginando una sanificazione frequente (che peraltro costituisce un costo in più), qualora in mostra passasse una persona contagiata metterebbe a rischio tutte le altre, perché anche adottando la distanza sociale di uno o due metri, l’aria nelle stanze resterebbe la stessa e i pavimenti non sono facilmente lavabili. Tantomeno sono lavabili le opere d’arte, che non potranno di certo essere disinfettate. Infine nessun assicuratore esercita una copertura per i rischi di contagio da coronavirus, quindi il rischio per chi organizza sarebbe molto alto.

6. Le misure di sicurezza da adottare (prenotazioni obbligatorie per i visitatori, percorsi obbligati all’interno delle sale, audioguide da rifare, santificazione frequente, dispositivi per la igiene del pubblico, impianti per il ricambio salubre dell’aria), richiedono tempo (almeno 4 mesi di lavoro) e ulteriori investimenti. Si sarà pronti non prima di settembre, con le misure adeguate.

7. I prestatori nazionali e internazionali non prestano finchè non c’è certezza di poter viaggiare, e sicuramente a maggio i viaggi internazionali non saranno consentiti.

La Presidente Iole sostiene fermamente che per le mostre private sarà molto difficile riaprire prima di Ottobre 2020 o di notizie certe che il rischio di contagio del Coronavirus è stato definitivamente annullato.

Continua dicendo che occorre prima di tutto affrontare il tavolo dei sostegni alle imprese della cultura, poi si devono mettere a punto le misure di sicurezza avendo il tempo di testarle, e poi si possono annunciare le riaperture in maniera sensata e univoca, mettendo tutti nelle stesse condizioni di operare, anche per correttezza di mercato.

Bisogna tenere conto che le misure cautelative adottate a seguito dell’emergenza COVID-19 hanno recato ingenti perdite economiche alle imprese del settore della cultura. Nello specifico
il settore delle mostre d’arte che vive sugli incassi delle biglietterie, bloccate dalla metà di febbraio, e che al 95% anticipa i costi prima dell’apertura, si è ritrovato con una spesa di qualche milione di euro. Questa spesa ovviamente non è stata compensata dai ricavi, che come è ovvio non sono potuti maturare.

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