Once upon a time… Rasiglia

Questo racconto potrebbe iniziare con “C’era una volta” perché il luogo che sto per descrivere ha tutti gli attributi per entrare nel mondo delle fiabe: piccolo, lontano dalla città, circondato dalla natura e dall’acqua.

Dunque come tutte le fiabe che si rispettano val la pena iniziare con una poesia, ma questa in partisolare è stata scritta proprio per questo paese da Luciano Cicioni: Ruscelletti sussurranti Allettanti melodie Scendon freschi e spumeggianti In un dedalo di vie! Giulia intensa e misteriosa Lentamente al cuor ti piglia Il pensier sereno posa_ Ah! Dolcissima Rasiglia!

Rasiglia specchi d’acqua

Proprio come la poesia racconta, Rasiglia è un piccolo e dolce paese, termine che si adatta alla perfezione a questo bomboniera che si sviluppa lungo il costone della montagna, a 600 metri di altitudine, nella conformazione tipica ad anfiteatro.

Sovrastata dall’antica roccaforte, che ancora si erge in tutta la sua maestosità, il paese ha la tipica struttura del borgo medievale, anche se purtroppo distrutto dal terremoto del 1997 è stato poi ricostruito con rispetto ed armonia del territorio e delle strutture originali, anche se poco è rimasto di autentico i segni del passato sono sempre presenti. Gli sforzi fatti dagli abitanti per mantenere viva la memoria storica sono ripagati dalla grande affluenza di turisti.

Nel XIV secolo data la sua posizione Rasiglia rappresentava un punto strategico per il controllo della valle del Menotre ed era inoltre vicina ad un importante snodo commerciale tra Roma e la Marca Anconitana, per questo la famiglia Trinci decise di stabilire alcune sue proprietà, tra cui alcune case, un molino ed una gualchiera. Nel Seicento la posizione di Rasiglia e la facilità di riferimento dell’acqua garantirono il proliferare di attività artigianali, tra cui la tessitura di cui i posso no ancora oggi ammirare telai e cardatori, perfettamente conservati.

A parte la triste parentesi dovuta ai rastrellamenti nazifascisti durante la seconda guerra mondiale, a causa dei quali furono deportati due abitanti del paese; Rasiglia ha potuto godere di una florida economica sopratutto dal 1945 al 1980.

Ciò che colpisce di Rasiglia e che l’ha resa famosa come la “Piccola Venezia dell’Umbria” sono i corsi d’acqua costruiti per poter sfruttare appieno la corsa idrica generata dalla sorgente Capovena.

Il Borgo è veramente graziosa, possiede una forza che catalizza l’attenzione a ti porta a continuare a girare da un punto all’altro per non lasciare nessun’ angolo inesplorato. La cucina è quella tipica umbra e può essere gustata nei piccoli ristoranti ed osterie sparsi per il borgo.

La nuova veste di Rasiglia ha portato anche la nascita di alcuni eventi culturali, di questi si ricordano: Rasiglia, Paese presepe, dal 26 dicembre al 6 gennaio; Penelope a Rasiglia, il telaio tradizionale, che si tiene il primo fine settimana di giugno compatibilmente con le altre festività nazionali.

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Questo è l’appello dei medici e non che hanno a cuore la salute dei Calabresi.

Ricevo e pubblico quanto segue.

Al Dipartimento tutela della salute

Al commissario ad acta

Al Commissario straordinario AOPC e Mater Domini

Al Prefetto di Catanzaro

Esponenti della comunità medica professionale e osservatori esterni attenti alle vicende sanitarie sottoscrivono questo documento sull’emergenza determinata dalla infezione da Covid-19   nella nostra regione. 

A fronte di inutili tavoli regionali che vedono ricomparire “vecchi soloni” che hanno contribuito allo sfascio del sistema sanitario regionale ci permettiamo di avanzare qualche concreta proposta per la città di Catanzaro e per l’intera Calabria.

Il dipartimento alla salute propone la riattivazione di posti letto in ospedali quali Rogliano, Tropea, Melito, Paola, Gioia Tauro. 

E’ questa la scelta migliore ?

Pensiamo che la criticità della situazione richieda la responsabile mobilitazione delle migliori risorse umane e strutturali.

Non è forse la nostra città dotata di un policlinico universitario strutturalmente moderno che concentra valide professionalità?

In questa grave emergenza avremmo piacere che venissero proposte operative anche dal mondo accademico. 

La regione Lombardia aveva pensato di attivare 500 posti letti dedicati alla cura dei pazienti con Covid-19 presso la fiera di Milano e Bergamo ha dovuto riattivare a degenza la vecchia lavanderia. 

Possiamo prevedere una attivazione di un numero consistente di posti letto presso il Policlinico Mater Domini? 

Si tratterebbe di attrezzare immediatamente, con livelli differente di intensità,  gli enormi spazi disponibili al Policlinico universitario ( si tratta di oltre 300 posti letto!) per non parlare di una seconda unità coronarica e di una seconda Rianimazione mai attivate.

Sono spazi che possono, ove fosse necessario accogliere tutti i casi calabresi assicurando a tutti il miglior trattamento tramite una task force integrata delle due Aziende con infettivologi, virologi, pneumologi e rianimatori senza sovraccaricare gli spazi ormai angusti dell’ospedale Pugliese ma utilizzandone le pfrofessionalità.

La Calabria è una regione commissariata per quanto riguarda la sanità chiediamo che in questa fase di criticità si affronti l’emergenza integrando, finalmente, il sistema accademico nella rete della sanità regionale.

Questo è l’appello dei medici e non che hanno a cuore la salute dei Calabresi.

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2020 La società ai tempi del coronavirus

Da più di un mese si sta affrontando, in più paesi, l’emergenza dovuta all’estrema rapidità con cui il COVID-19 (Coronavisrus) si sta diffondendo da individuo ad individuo.

Sono tanti i casi di contagio, molte purtroppo le persone con patologie pregresse che sono morte sfiancate dal Coronavirus.

Il sistema sanitario italiano, che sta affrontando in prima linea il contagio, sembra essere quasi giunto al collasso, come riportano le agenzie di stampa. Il governo attraverso i canali media, oltre a chiarire le basilari indicazioni da adottare in caso di raffreddore ed influenza, diffonde anche informazioni utili su come riconoscere i sintomi del Coronavirus e cosa fare se si pensa di essere stati contagiati.

Le scuole, le Università, i teatri ed alcuni luoghi ad alta affluenza di persone sono stati chiusi in tutta Italia, al nord dove è scoppiato il focolaio del Coronavirus già da fine febbraio, per ora fino al 15 Marzo. Ma la data potrebbe subire ulteriori cambiamenti.

Tante società hanno aperto l’iter per il telelavoro ai propri dipendenti, per poter contenere il contagio.

Più passano i giorni, più aumentano gli aggiornamenti sul virus, più si assiste a diversi modi di affrontare questo particolare periodo da parte delle persone. Sulla rete internet sono comparsi a valanga meme (vignette satiriche) e video ridicoli sull’argomento. Anche la Francia ha mandato in onda su Canal+ un video satirico sulla pizza al Coronavirus che ha fatto indignare tante persone, subito ritirato con tanto di scuse da parte dell’emittente all’Ambasciatore italiano a Parigi.

Purtroppo è anche aumentata la psicosi, le persone hanno fatto scorte di prodotti per l’igiene in modo più alto del dovuto e le mascherine per la protezione sono quasi del tutto esaurite. Non sono mancati anche gli sciacalli che si sono approfittati del momento di crisi ed hanno iniziato a rivendere questi prodotti al mercato nero o su internet a prezzi esagerati.

Supermercati presi d’assalto come per affrontare l’apocalisse, e come se non bastasse la psicosi si è manifestata prima con la paura nel recarsi nei ristoranti cinesi fino ad arrivare anche a sfogare la rabbia con violenza fisica nei confronti degli asiatici, come riportato dalla stampa.

La storia continua a ripetersi, la pura soprattutto in determinati contesti prende il sopravvento sulla ragione ed oggi appare amplificata dalla lente d’ingrandimento di internet e dalla rapida divulgazione effettuata dai mass media. Come molti hanno fatto notare, sembra quasi di rivivere il periodo del contagio della peste descritto dal Manzoni nei Promessi Sposi, le paure e gli errori di allora sono gli stessi di oggi.

Sembra una contraddizione in essere assistere ad un alto numero di contagi proprio in un epoca in cui l’informazione è a portata di tutti e quindi si dovrebbe prestare maggiore attenzione verso se stessi e verso il prossimo:

  • se si hanno sintomi influenzali rimanere a casa;
  • se invece si è raffreddati è buona prassi tossire e starnutire nei fazzoletti usa e getta o, in assenza, all’interno del gomito;
  • rimanere a dovuta distanza dagli altri per evitare di contagiarli,
  • lavarsi spesso le mani.Coronavirus come lavare le mani

Ma appare chiaro che l’amor proprio non sempre è al primo posto e così viene meno anche il rispetto verso il prossimo, verso coloro che sono immunodepressi per le ragioni più diverse, per gli anziani che già sono indeboliti da altre patologie ed bambini. Dovremmo pensare a loro in un momento come questo,  mostrando maggiore sensibilità e maturità ed evitare di diffondere il contagio.

Fin dove dobbiamo arrivare per renderci conto che dobbiamo sempre agire con coscienza ed usare la ragione?

Nel 1998 Dj Ax con gli Articolo 31 cantava una canzone dal titolo 2030 , in cui c’è un passaggio che ultimamente mi torna sempre alla memoria:

“Questo è l’anno 2030 qui chi pensa è in minoranza
Ma non ha importanza non serve più (uhu)
2030 l’indifferenza è una virtù
I cyber-nazi fanno uno show in TV
I liberatori picchiano barboni in nome di Gesù, (uhu)
L’inno nazionale suona tipo marcia funebre
Il sesso virtuale è più salubre in quanto che c’è
Un virus che si prende tramite il sudore
E in 90 ore si muore
L’HIV in confronto sembra un raffreddore
È un esperimento bellico sfuggito
E il risultato è che nessuno fa l’amore
E io sono fuorilegge in quanto di questo parlo
In quanto penso a quando questo
Potevamo anche fermarlo”

Ripensando a queste parole mi chiedo, stiamo aspettando che tutto questo diventi la realtà? Quando cambieremo rotta?

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Gutenberg Calabria. Premio Andersen 2019

Catanzaro- Oggi inizia ufficialmente la 17esima edizione della Fiera del libro, della multimedialità e della musica, organizzata dall’Associazione Gutenberg Calabria.

Questa edizione, che coinvolge cinque province della Regione con in calendario 150 incontri e ospita 60 autori, non è priva di sorprese, infatti è accompagnata da un’importante riconoscimento l’assegnazione del 38esimo Premio Andersen come “Protagonisti della Cultura per l’infanzia 2019”.

Premio Andersen 2019 al Gutenberg Calabria

“Per essere da sedici anni un progetto capace di crescere nel tempo, all’insegna delle idee, della passione e della competenza. Per aver messo al centro, partendo dalle scuole, l’importanza e la valenza educativa del libro. Per la capacità di rappresentare al meglio le non comuni potenzialità creative e il fermento culturale di una terra non facile come la Calabria” questa la motivazione espressa dalla Giuria per l’assegnazione del Premio Andersen.

Un grande traguardo per questo progetto nato dalle idee e dalla determinazione di Armando Vitale, presidente dell’Associazione Gutenberg Calabria e della Fondazione Imes, quando ancora era dirigente scolastico del liceo classico Galluppi di Catanzaro, che ha saputo trasmettere la stessa attenzione al progetto anche all’attuale dirigente scolastica Elena De Filippis, affiancata dalla referente del progetto regionale Gutenberg Ragazzi, Rosetta Falbo, che ritirerà il premio Andersen il 25 maggio presso Palazzo Ducale a Genova, proprio nel giorno in cui a Catanzaro si chiuderà questa edizione del Gutenberg.

Progetto Gutenberg Calabria 2019

Questo anno la Fiera del libro di Calabria, promossa dall’associazione Gutenberg Calabria e Fondazione Imes con il liceo classico Galluppi di Catanzaro alla guida,  ha come tema “Dedalo Icaro”, due metafore che rappresentano il valore della lettura e della cultura più in generale come strumento per uscire da ogni forma di labirinto.

A guidare al di fuori di questo labirinto, per rimanere all’interno della metafora, saranno autori di rilevanza nazionale tra i quali, Giovanni Impastato, Giuseppe Lupo, Mauro Bonazzi, Lisa Ginzburg, Luca Simonetti e Pif; non mancheranno scrittori calabresi come Carmine Abate, Domenico Dara, Piero Bevilacqua e Mimmo Gangemi.

Come tradizione, questa kermesse vede confermata la Sezione Ragazzi con 21 autori in cartellone; la sezione Off con workshop, laboratori e dibattiti incentrati su diversi temi di attualità, sopratutto l’ambiente, nello specifico dedicato alla figura di Greta Thunberg attuale portavoce delle nuove generazioni e agli insegnamenti di Papa Francesco.

“Ricca e partecipata con decine di scuole calabresi, associazioni, biblioteche che animeranno giornate intense – come espresso da Armando Vitale lo scorso 15 Maggio in conferenza stampa e riportato dal Corriere Calabria – il Progetto Gutenberg ha il suo ancoraggio primario nei libri, pretende che si legga il più possibile prima di discutere con gli autori. Quello che offriamo ai nostri ragazzi è la linfa dei libri: dobbiamo insegnare ai ragazzi ad essere autonomi nel pensare». L’intento di Armando Vitale, sempre come riporta il Corriere Calabria, è di riuscire a creare una scuola “che non sia subalterna al mercato del lavoro, una scuola viva in cui ci sia spazio: siamo per una scuola che non venga trasformata in una camera iperbarica, ricca di batteri positivi».

Per maggiori informazioni sugli appuntamenti in programma visitate il sito, la pagina Facebook o il profilo Instagram del Gutenberg Calabria.

 

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Donne, corpo ed immagine tra Ottocento e Novecento

La GAM- Galleria d’Arte Moderna Comunale di Roma, sita in via Francesco Crispi 24 a pochi passi da piazza Barberini, ospita già dallo scorso 24 Gennaio la mostra DONNE. Corpo e immagine tra simbolo e rivoluzione.

Questa esposizione rappresenta una sorta di mappa storico culturale sull’evoluzione della donna dal’Ottocento al Novecento, cambiamento del ruolo sociale e di conseguenza anche dell’immagine di cui essa stessa si riappropria, ridefinendone così i contorni e le varie sfumature. Non più oggetto, la donna ritorna ad essere soggetto sempre più libero della connotazione stereotipata a cui l’immaginario maschile l’aveva relegata.

La mostra, che si concluderà il 13 Ottobre prossimo, è una sorta di testimone che si consegna alle generazioni future attraverso le lotte intraprese per la conquista di quei diritti da sempre negati. Molto è stato fatto ma ancora lunga è la strada per un totale riconoscimento degli stessi, si pensi alla differenza salariale (più volte denunciata anche in Commissione Europea), alla impossibilità per molte di raggiungere i vertici della carriera, le quote rosa che non devono essere considerate come una concessione.

Secondo la genesi, nel mondo cattolico la donna nasce da una costola dell’uomo e quindi dovrebbe essere uguale e non inferiore ad esso. Tuttavia la storia è costellata da pregiudizi e consapevole asservimento della donna.

Questa mostra accompagna lo spettatore in una sorta di viaggio attraverso la storia, le lotte e le conquiste, dell’universo femminile, passando attraverso la rappresentazione che di essa, la pittura prima e poi il cinema, hanno delineato. Da semplice oggetto da ammirare, a soggetto attivo che si interroga sulla propria identità per giungere alla presa di coscienza del ruolo di donna autonoma e libera.

In mostra sono presenti circa 100 opere, tra dipinti, sculture, grafica, fotografia e video, di cui alcune esposte per la prima volta ed altre assenti da lungo tempo dalle scene espositive, tutte provenienti dalle collezioni d’arte contemporanee capitoline.

Questa esposizione aiuta a capire quali sono stati nel tempo i passaggi cruciali che hanno segnato la svolta, a volte musa ispiratrice altre volte maliziosa tentatrice, come testimoniano i pittori dell’Ottocento e le splendide pellicole cinematografiche che mostrano le prime dive dell’epoca moderna, donne consapevoli ed autonome, attrici del proprio destino come testimoniato dai documentari e video della Cineteca di Bologna e dell’Archivio dell’Istituto Luce-Cinecittà.

La Grande guerra rappresenta un passaggio cruciale per l’evoluzione del ruolo della donna nella società, i cambiamenti politici ed economici e la rottura dei valori tradizionali aprono la strada per una nuova donna.

Insieme alla donna cambia anche la famiglia, soprattutto a seguito delle nuove teorie psicologiche introdotte dagli studi di Freud che sovvertono il modo di vedere e vivere la famiglia.

La donna moderna è il risultato dell’inarrestabile cammino delle suffragette, delle singole donne (come Franca Viola) ed ancora delle lotte dei movimenti collettivi femminili tra cui l’UDI-Unione Donne Italiane, come testimoniano i numerosi documenti presenti in mostra provenienti da ARCHIVIA – Archivi Biblioteche Centri Documentazione delle Donne.

“Donna non si nasce, lo si diventa” come affermava Simone de Beauvoir , attiva sostenitrice dei movimenti a sostegno dei diritti delle donne, con il suo libro il Secondo Sesso (Francia 1949) diviene spunto di riflessione sull’essere donna e simbolo della contestazione degli anni 70.

A partire da aprile, fino alla conclusione della mostra, verranno organizzati degli incontri interdisciplinari (letture, performances, presentazioni, proiezioni, serate musicali e a tema) sulle tematiche affrontate dalla mostra.

Lungo il percorso espositivo sarà anche possibile apprezzare alcune delle opere di Fausto Pirandello, tra cui Il remo e la pala  proveniente dal Museo del Novecento di Milano.

La mostra è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale- Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, in collaborazione con Cineteca di Bologna, Istituto Luce-Cinecittà.

Per i possessori della MIC Card l’ingresso alla mostra è gratuito.

Si avvisa anche che la Galleria d’Arte Moderna Comunale dalla prossima primavera lancerà, sul suo sito web e sui social, un contest fotografico con l’hastag #donneGAM, con il quale il pubblico potrà inviare fotografie di donne protagoniste della propria storia famigliare. Tutte le fotografie saranno trasmesse in mostra, tramite un monitor, in un’area appositamente allestita.

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Liberi di scegliere. Un regalo di speranza per tutti.

Sullo sfondo ci sono i paesaggi della Calabria, l’Aspromonte, il lungomare di Reggio Calabria, il mare. Al centro una storia vera fatta di duro lavoro, ma guidata dalla tenacia e dalla speranza di cambiare una realtà le cui radici profonde sono difficili da sradicare.

In Liberi di scegliere, fiction andata in onda su Rai 1 il 22 gennaio scorso, i freddi numeri legati agli alti ascolti passano in secondo piano davanti alla potenza del messaggio veicolato.

Un messaggio forte e positivo volto a scardinare il concetto che se si nasce in un determinato contesto, in questo caso quello mafioso, si è destinati a riprodurre quello stesso stile di vita anche da adulti.

“Perché la mafia non si sceglie si eredita” (cit. fiction).

Ovviamente da soli si può fare poco, ma con l’aiuto di qualcuno, in questo caso lo stato, che ti supporta e sostiene nel tuo nuovo percorso si ha la possibilità di cambiare il proprio destino e lasciare così in eredità qualcosa di diverso, di positivo.

La storia prende spunto dall’esperienza di Roberto Di Bella, Presidente del Tribunale per i minorenni di Reggio Calabria, che ha avuto l’intuizione e il coraggio di portare avanti un progetto che ha consentito l’allontanamento dalle famiglie mafiose dei minori a rischio, in questo modo ha evitato loro di perseguire le orme dei padri, e nello stesso tempo ha offerto a questi ragazzi la possibilità di fare esperienza di un altro modo di vivere. 

Per quanto riguarda le mafie, ovviamente il percorso di sradicamento da questo stile di vita doloroso e limitante, come riportato nella fiction, va innescato durante la giovane età mostrando che esiste un’altro modo di vivere.

Lo stesso principio può essere applicato anche alla più vasta cultura meridionale fortemente legata ed incentrata sulla famiglia, non sempre in modo positivo.

Il messaggio lanciato da Liberi di scegliere, su più ampia scala, aiuta a comprendere che a prescindere dall’affetto che si prova per la propria famiglia di origine si deve avere la possibilità di scegliere il proprio destino, la famiglia non deve diventare un alibi o un freno verso la realizzazione delle proprie scelte di vita.

In alcuni casi bisogna avere la forza e determinazione di non farsi assorbire dalla famiglia pensando che se si persegue il proprio benessere si voglia meno bene ai propri familiari, in più bisogna anche essere strutturati per non cadere nella rete dei ricatti emotivi che spesso si creano all’interno di queste relazioni.

Come non elogiare infine la bravura degli attori che, con garbo ed al contempo un’energia fortissima, hanno saputo interpretare i loro personaggi senza cadere nel banale o in stereotipi.

Sono stati capaci di condurci nella vita di ogni personaggio, anche solo attraverso l’espressività dello sguardo, che parlava al posto dei protagonisti, capacità questa comune a quegli attori che hanno fatto gavetta nel teatro.

Soggetto e sceneggiatura:

Monica Zapelli, Sofia Bruschetta, Ivano Fachin, Giovanni Galassi e Tommaso Matano.

Cast:

Alessandro Preziosi, Nicole Grimaudo, Francesco Colella attore di origini Calabresi, Carmine Buschini, Federica Sabatini, Federica De Cola, Corrado Fortuna, Vincenzo Palazzo.

Foto di proprietà della testata Panorama

Per conoscere meglio la Calabria puoi leggere il mio articolo: Calabria l’ombelico del mondo.

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Pubblicità specchio di un’epoca

Come da una pubblicità si possa capire la società per cui è stata realizzata

In questi giorni passa in televisione lo spot della Golden Lady, luminoso, bello, dinamico, accattivante ed onirico.

La cosa non è passata inosservata, destando in me la curiosità di analizzarla.

Il core di questa campagna Golden Lady, #conlemiegambe, è quello positivo di sostenere le donne a puntare sui propri sogni e realizzarli anche se l’impresa risulta stancante e dura, ovvero tutta in salita.

La campagna del 2017 (clicca qui per vederla) raccoglieva esperienze diverse (una donna in carriera, una mamma e una ragazza alle prese con le scelte della propria età), un miscellaneo di ruoli possibili in cui una donna può ritrovarsi; invece, quella di questo anno  propone la vita di una modella.

Lo spot si apre con una ragazza che ogni giorno affronta un nuovo inizio di giornata. Se ci basiamo solo sul testo, ossia la voce narrante, abbiamo a che fare con una ragazza dalla forte volontà, decisa, che sa bene ciò che vuole e sa che se si impegna può fare qualunque cosa. Guardando le immagini del video, abbiamo davanti la vita di una modella, che passa da uno shooting fotografico ad uscite con gli amici, dalla palestra alle sfilate. Non proprio la vita di tutte le donne.

Questa scelta sembra alquanto insolita per definire la promessa di questa campagna: “con il mio prodotto puoi fare ciò che vuoi anche diventare una modella”, concetto non proprio scontato, visto che per diventare modella bisogna prima di tutto bisogna avere una certa tipologia di fisico e non basta indossare dei collant o dei leggins a marchio Golden Lady per diventarlo. Sul perché scegliere un prodotto a marchio Golden Lady, la campagna torna sul piano della realtà: “basta scegliere bene e puntare su chi ci sostiene”, in tal caso il prodotto dovrebbe garantire questo sostegno e la possibilità di fare tutto con le proprie gambe.

Tornando al core della campagna, realizzare i propri sogni, forse la scelta di questo tipo di professione appare più chiara se guardiamo meglio la società odierna, le giovanissime sono sempre più portate a vedere questa professione come una strada percorribile, inoltre si lega forse di più all’attuale mondo delle fashion blogger (vedi Chiara Ferragni che è diventata testimonial di diverse marche). Sicuramente vedendo la protagonista dello spot si nota che il pubblico di riferimento sono le ragazze in età di Università, giovani donne che non hanno superato i 30.

Insomma, questa appare una scelta sicura per l’azienda produttrice, ma è anche sintomo purtroppo che ancora oggi determinate carriere rimangono appannaggio maschile.

Guardando allo spot dello scorso anno (2017 ndr.), rimanendo nell’ambito dei sogni da realizzare, c’è da aspettarsi che nelle prossime campagne compaiano anche le altre tipologie di carriera affrontate. Si potrebbe anche ricorrere ad altri spunti: chi sogna di vincere l’oro olimpico in qualche disciplina sportiva; chi desidera scoprire la cura di qualche malattia; chi vorrebbe vincere il premio Pulitzer; chi diventare scrittrice di successo; chi riuscire a raggiungere i vertici aziendali. Piccole gocce d’acqua nel mare di esempi a cui si può fare riferimento se parliamo di sogni delle donne.

Ma se vogliamo rimanere con i piedi per terra, guardando alla situazione in Italia, forse le giovani donne di oggi sognano anche solo di riuscire ad ottenere un posto di lavoro che gli permetta di affrancarsi dalla propria famiglia, iniziando ad essere indipendenti e portare così il proprio contributo a chi per anni le ha sostenute.

Perché, parliamoci chiaro, oggi non c’è nulla di più onirico della sicurezza economica e copertura sanitaria.

Dietro spot di questo tipo c’è tanto lavoro da parte di psicologi ed analisti di mercato; oggi giorno per diventare aziende di successo e vendere i propri prodotti ci vuole molto impegno e studio, perché la popolazione dei consumatori è sempre più consapevole dei propri bisogni e non abbocca più alle esche pubblicitarie ad occhi chiusi (ovviamente parliamo di un pubblico adulti e non più facilmente influenzabile).

Tuttavia le pubblicità come questa cercano di captare questi bisogni, ad esempio “compro questo prodotto perché mi sento così, poco importa se la realtà è un’altra, l’importante è che ci credo io”, qui sta racchiusa la moderna società dell’io sempre più incentivata dall’industria del commercio e no.

Questo è solo uno dei motivi alla base delle politiche di mercato fatte in Italia, gli acquisti impulsivi diminuiscono, diminuendo così i guadagni, e di conseguenza le aziende hanno escogitato manovre interne che le proteggono durante le vendite, mentre il consumatore è sempre più esposto a rischi, sopratutto per quanto concerne gli acquisti online che sono in forte crescita.

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