The people I like. Al Maxxi le fotografie di Giovanni Gastel

Lo scorso 15 Settembre è stata inaugurata presso il Maxxi (Museo delle Arti del XXI secolo) , la mostra fotografica Giovanni Gastel. The People I Like, a cura di Umberto Frigerio, che afferma: “Difficilissimo […] è stato fare la selezione tra i numerosissimi ritratti fotografici di tutti questi anni. Selezione durissima, sofferta, – abbiamo dovuto lasciare fuori bellissime foto e bellissime persone, amici e artisti-soprattutto perché abbiamo intitolato la mostra: Giovanni Gastel. The people I like.”

Giovanni Gastel inizia a lavorare da Christie’s tra il 1975-1976, affinando la sua tecnica fotografica con un lungo apprendistato, ma la svolta arriva nel 1981 con l’incontro con Carla Ghiglieri, la quale diventata sua agente e lo introduce nel mondo della moda.

Da qui in poi la sua vita è tutta in salita, dopo le prime pubblicazioni su riviste come Annabella, inizia ad essere ricercato anche da altri, Edimoda e Mondo Uomo e Donna, ma la consacrazione nel modo dei fotografi di fama internazionale arriva nel 1997 con un sua personale realizzata da Germano Celant alla Triennale di Milano. Da qui il suo successo professionale si consolida fino a raggiungere la notorietà di artisti del suo campo, quali Mario Testino, Oliviero Toscani, Helmut Newton.

Giovanni Gastel, nato a Milano il 27 dicembre 1955 da Giuseppe Gastel e da Ida Visconti di Modrone, ultimo di sette figli; oggi è membro del Consiglio di amministrazione del Museo di Fotografia Contemporanea, partner istituzionale della Triennale di Milano e membro del Consiglio di Amministrazione della Fondazione IEO-CCM.

Con le direttive post Covid-19, per accedere alla mostra è preferibile acquistare il biglietto online, la mostra dura in tutto un’ora ma basta per ammirare le fotografie esposte.

Tra i personaggi ritratti, spiccano i volti di Carolina Crescentini, Isabella Ferrari, Carla Sozzani, Pino Daniele, Bebe Vio, Giuseppe Di Piazza, Luciana Littizzetto, Fiorello, Barack Obama, Marco Pannella, Vasco Rossi, Jovanotti, Giuliano Sangiorgi, Omar Pedrini, Nicola Savino; oltre 200 ritratti, molti dei quali in bianco e nero, che sembrano voler restituire l’anima del soggetto fotografato.

Giovanni Gastel è famoso sopratutto per questa sua particolare capacità di immortalare la vera essenza dei protagonisti delle sue fotografie, il suo uso della luce da risalto al personaggio, lo mette al centro della scena, questa tecnica ricorda molto lo stile pittorico del Caravaggio.

Egli, come il pittore, riesce a donare ai soggetti un corpo e una forma tridimensionale grazie all’illuminazione che, come su un palcoscenico, sottolinea i volumi dei corpi che escono improvvisamente dal buio della scena. 

Giovanni Gastel stesso afferma: “Fotografare è una necessità e non un lavoro. Rendere eterno un “incontro” tra due anime, mi incanta e mi fa sentire parte di un tutto”.

La mostra, che si concluderà il prossimo 22 Novembre, rappresenta un dialogo continuo tra anime, quelle del fotografo, del soggetto fotografato e dello spettatore.

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Mostra fotografica di Giovanni Gastel al MaxxiFotografie di Giovanni Gastel al Maxxi

ARTHEMISIA impossibile riaprire mostre al pubblico il 18 maggio

Lo scorso 28 Aprile è giunta la dichiarazione di Iole Siena Presidente del Gruppo Arthemisia in merito alla riapertura delle mostre pronosticata per il 18 Maggio.

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Immagine di proprietà di Arthemisia

La Presidente ha affermato che per quanto lodevole possa essere la volontà di riaprire le mostre al pubblico il 18 Maggio prossimo, questo non sarà possibile. Queste le ragioni del suo no:

1. Non c’è stata ancora una risposta su eventuali sostegni per le imprese della cultura: con le grosse perdite subite, non è possibile correre ulteriori rischi senza sapere se vi saranno aiuti e come si potranno portare avanti le attività.

2. Il periodo maggio-settembre è notoriamente quello con le minori affluenze di pubblico alle mostre. In tempi “normali” aprire una mostra a maggio equivale a una perdita certa (la stagione primaverile delle mostre va da febbraio a giugno); in questo momento, con i contagi e la paura ancora diffusi, significherebbe aprire per (forse) pochissime persone al giorno. Va anche considerato il fattore psicologico: dopo quasi due mesi di quarantena, quante persone vorranno recarsi in un luogo chiuso come lo spazio espositivo di una mostra? E quante, con le incertezze economiche correnti, potranno spendere soldi per visitare una mostra?

3. Il pubblico delle mostre è composto per il 10% dal pubblico scolastico (escluso in questa fase), per il 40% dal pubblico dei gruppi (escluso in questa fase), per il 15% dal pubblico di turisti (escluso in questa fase), per il 15% dal pubblico over 65 anni (escluso in questa fase). Rimane un 20% del cosiddetto “pubblico singolo” che, se anche volesse andare alle mostre, non consentirebbe in alcun modo di coprire le spese.

4. Con le necessarie misure di sicurezza, potrà entrare una persona ogni 5 minuti, quindi al massimo 120 persone al giorno, con un incasso medio di circa 1.200 euro al giorno. Il costo giornaliero medio di una mostra, considerando il personale di vigilanza e di biglietteria, le assicurazioni, gli affitti, le pulizie, ecc., si aggira intorno ai 6.000 euro. È evidente che sarebbe del tutto antieconomico.

5. Gli spazi espositivi delle mostre tipicamente non sono ambienti “sani”: non hanno finestre (né si possono aprire, per la conservazione delle opere), di solito hanno la moquette in terra, non c’è ricambio di aria. Anche immaginando una sanificazione frequente (che peraltro costituisce un costo in più), qualora in mostra passasse una persona contagiata metterebbe a rischio tutte le altre, perché anche adottando la distanza sociale di uno o due metri, l’aria nelle stanze resterebbe la stessa e i pavimenti non sono facilmente lavabili. Tantomeno sono lavabili le opere d’arte, che non potranno di certo essere disinfettate. Infine nessun assicuratore esercita una copertura per i rischi di contagio da coronavirus, quindi il rischio per chi organizza sarebbe molto alto.

6. Le misure di sicurezza da adottare (prenotazioni obbligatorie per i visitatori, percorsi obbligati all’interno delle sale, audioguide da rifare, santificazione frequente, dispositivi per la igiene del pubblico, impianti per il ricambio salubre dell’aria), richiedono tempo (almeno 4 mesi di lavoro) e ulteriori investimenti. Si sarà pronti non prima di settembre, con le misure adeguate.

7. I prestatori nazionali e internazionali non prestano finchè non c’è certezza di poter viaggiare, e sicuramente a maggio i viaggi internazionali non saranno consentiti.

La Presidente Iole sostiene fermamente che per le mostre private sarà molto difficile riaprire prima di Ottobre 2020 o di notizie certe che il rischio di contagio del Coronavirus è stato definitivamente annullato.

Continua dicendo che occorre prima di tutto affrontare il tavolo dei sostegni alle imprese della cultura, poi si devono mettere a punto le misure di sicurezza avendo il tempo di testarle, e poi si possono annunciare le riaperture in maniera sensata e univoca, mettendo tutti nelle stesse condizioni di operare, anche per correttezza di mercato.

Bisogna tenere conto che le misure cautelative adottate a seguito dell’emergenza COVID-19 hanno recato ingenti perdite economiche alle imprese del settore della cultura. Nello specifico
il settore delle mostre d’arte che vive sugli incassi delle biglietterie, bloccate dalla metà di febbraio, e che al 95% anticipa i costi prima dell’apertura, si è ritrovato con una spesa di qualche milione di euro. Questa spesa ovviamente non è stata compensata dai ricavi, che come è ovvio non sono potuti maturare.

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Riuso creativo nell’arte e nell’invettiva di Roberto Molinelli

Roma- In un piccolo e arroccato borgo medievale della provincia romana, Castelnuovo di Porto, presso l’imponente Palazzo Ducale noto anche come Rocca Colonna si svolge in questi giorni una mostra interessante che stuzzica i sensi e la fantasia. Stiamo parlando dell’esposizione dedicata a Roberto Molinelli che racchiude tutte le opere realizzate dall’artista e che prende il titolo di Antologica 1990 – 2019.

Nato a Genova nel 1961, Roberto Molinelli dopo aver concluso gli studi presso il Liceo Artistico avvia la sua carriera come decoratore e scenografo nel settore turistico. Trasferitosi a Roma nel 1986 inizia a specializzarsi negli effetti speciali collaborando con il mondo cinema e della televisione. La svolta arriva nel 2015 grazie alla collaborazione con Makinarium, una delle società più importanti d’Italia nel campo degli effetti speciali e con loro lavora a molti film tra cui Zoolander 2 e il nuovo Ben Hur.

Molti italiani però lo hanno conosciuto grazie ad un lavoro più recente, un film rimasto nelle sale troppo poco ma che ben presto potrà essere visibile nella più nota piattaforma digitale, si tratta di Copperman di Eros Puglielli interpretato da Luca Argentero.

La storia artistica di Molinelli si deve in gran parte al suo amore per il modellismo e alla sua curiosità che durante gli anni di lavoro gli ha permesso di conoscere materiali ed affinare tecniche portandolo a creare un  percorso creativo personale.

Roberto Molinelli non si limita agli effetti speciali, ma spazia verso quell’universo sensoriale ed intellettuale che appartiene al mondo dell’arte.

Le opere di Molinelli sono realizzate con oggetti di varia provenienza e natura (ossa, chiavi, giocattoli, monete e altro ancora) che vengono sapientemente combinati work in progress.

Il lavoro parte da una visione, senza ausilio di schizzi, e segue il suo corso fino ad opera realizzata, lo stesso Molinelli ci ha detto che il suo lavoro è frutto di tanta esperienza e di un forte baglio culturale che con gli anni ha reso ricca e florida la sua immaginazione.

Scorpione di Roberto Molinelli

Appare chiaro da subito quale sia lo spirito della mostra e la personalità dell’artista, infatti varcando la soglia d’ingresso di Rocca Colonna si viene accolti da un enorme scorpione realizzato interamente con materiali di recupero tenuti insieme da mastice e viti filettate ed infine verniciato.

La visita prosegue con una sala dedicata a Copperman dove si può apprezzare il costume di scena, miniature ed altri particolari relativi al personaggio, proseguendo lungo il percorso si giunge in una sala dove sono esposti i simpatici pezzi della serie Asimov Robotic Service e della Archeologia Nautica.

Da questa sala si giunge da una parte in una piccola stanza dove sono esposte delle magnifiche ali bianche a misura d’uomo e delle più piccole ali marroni screziate di rosso in scala 1:10; dall’altra parte si prosegue verso altre due sale dedicate alle Icone, realizzate reinterpretando l’arte bizantina e l’arte sacra in genere attraverso la nobilitazione di oggetti del quotidiano.

Osservando le opere di Molinelli si resta ipnotizzati alla ricerca del più piccolo dettaglio racchiuso in un contesto più grande che trasmette un’immagine significativa, ogni singolo pezzo contribuisce a conferire valore e significato all’opera; se apparentemente sembra di avere davanti oggetti messi a caso, ad uno sguardo più attento si percepisce quanto in realtà l’opera sia perfettamente bilanciata e simmetrica.

Tra le sue opere si annoverano anche i Tecnomorfi (1990-1998) frutto di una combinazione tra archeologia industriale e arte primitiva, Paleomorfi (1998-2000) costituiti da animali fantastici che si presentano come rari esemplari fossili ed infine gli Archeomorfi termine che raccoglie tutto ciò che per stile e significato si discosta dalle altre catalogazioni: maschere, monili, bronzetti equestri e tanto altro ancora.

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La mostra inaugurata lo scorso 15 Dicembre 2019, si sarebbe dovuta concludere il 12 Gennaio scorso, ma da quando detto dall’artista potrà ancora essere visitata il sabato e la domenica fino al 2 Febbraio 2020.

Per informazioni dettagliate ed aggiornamenti potete visitare la pagina Facebook o Istagram di Roberto Molinelli.

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Chagall. Sogno e magia

Bologna-La sede espositiva in stile rinascimentale di Palazzo Albergati , da oggi 20 Settembre 2019 fino al 1 Marzo 2020, ospiterà la mostra Chagall. Sogno e Magia curata da Dolores Duràn Úcar.

L’esposizione dedicata al grande artista russo racconta il mondo intriso di stupore e meraviglia di Chagall attraverso più di 160 opere nelle quali coesistono ricordi d’infanzia, fiabe, poesia, religione ed esodo riproducendo un immaginario onirico in cui è difficile discernere il confine tra realtà e sogno.

I temi cari a Chagall sono racchiusi in cinque sezioni della mostra. Il punto di partenza è il rapporto dell’artista con i ricordi della propria infanzia e la fascinazione del mondo circense, “Per me il circo è uno spettacolo magico- riflette Chagall- che passa e scompare come un mondo”.

La sezione successiva approfondisce la liaison con un prolungato riflesso della sua infanzia: il mondo delle favole, che Chagall illustra dando una forma visiva alle parole di La Fontaine e cogliendo l’ironia e la fantasia che le rendono uniche. Si prosegue la visita addentrandosi nella rappresentazione del rapporto dell’artista con la Bibbia.

L’insieme di litografie e gouache (tipo di colore a tempera reso più pesante e opaco con l’aggiunta di un pigmento bianco mescolato con la gomma arabica) in mostra all’interno della sezione risalgono agli anni ‘70 e ‘80 e testimoniano i vissuti di sradicamento dell’artista secondo il quale l’esodo biblico è l’allegoria della persecuzione degli ebrei.Russian village

La quarta sezione evoca l’infanzia di Chagall. Il legame con l’arte popolare evidenzia il suo stretto rapporto con la tradizione russa. Visto che nei quadri dell’artista tutto è possibile, in Villaggio Russo una slitta trainata da un vitello sorvola le case ed il cielo plumbeo contribuisce all’atmosfera dell’opera.

Le Coq Violet

 

Con la quinta sezione si celebra l’amore come unione spirituale di due anime. Si scorgono nelle tele amanti e innamorati. In Le Coq violet compare nuovamente il circo. Amore e fiori sono sempre insieme nelle immagini che evocano il paradiso. “L’arte è lo sforzo incessante di competere con la bellezza dei fiori…senza mai riuscire a vincere” scrive Chagall.

 

L’impatto delle opere, dalle quali trasuda l’anelito ad una dimensione che trascende l’hic et nunc, è integrato da una suggestiva proiezione olografica ideata da Display Expert assieme ad Arthemisia. Il risultato è la Dream Room: un’esperienza artistica originale ed immersiva che esce dagli schemi della rappresentazione bidimensionale, cercando di simulare l’idea dell’artista durante la creazione attraverso visualizzazioni realistiche in 3D.

La mostra offre inoltre un progetto didattico con visita per la scuola secondaria di primo e secondo grado. Per la scuola dell’infanzia e primaria oltre alla visita è stato allestito il laboratorio Finestre sull’arte.

Numerosi sono gli sponsor dell’esposizione prodotta ed organizzata da Arthemisia: da Generali al Charity Partner Komen, allo Special Partner Ricola.

Il media coverage è di Sky Arte.

La mostra è aperta al pubblico tutti i giorni dalle 10.00 alle 20.00.

Maggiori informazioni su tariffe e aperture straordinarie possono essere rintracciate sul sito di Palazzo Albergati.

L’articolo è stato redatto da Francesca Serrao presente per Culturaalvento alla presentazione del 19 Settembre che si è tenuta presso Palazzo Albergati.

 

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Donne, corpo ed immagine tra Ottocento e Novecento

La GAM- Galleria d’Arte Moderna Comunale di Roma, sita in via Francesco Crispi 24 a pochi passi da piazza Barberini, ospita già dallo scorso 24 Gennaio la mostra DONNE. Corpo e immagine tra simbolo e rivoluzione.

Questa esposizione rappresenta una sorta di mappa storico culturale sull’evoluzione della donna dal’Ottocento al Novecento, cambiamento del ruolo sociale e di conseguenza anche dell’immagine di cui essa stessa si riappropria, ridefinendone così i contorni e le varie sfumature. Non più oggetto, la donna ritorna ad essere soggetto sempre più libero della connotazione stereotipata a cui l’immaginario maschile l’aveva relegata.

La mostra, che si concluderà il 13 Ottobre prossimo, è una sorta di testimone che si consegna alle generazioni future attraverso le lotte intraprese per la conquista di quei diritti da sempre negati. Molto è stato fatto ma ancora lunga è la strada per un totale riconoscimento degli stessi, si pensi alla differenza salariale (più volte denunciata anche in Commissione Europea), alla impossibilità per molte di raggiungere i vertici della carriera, le quote rosa che non devono essere considerate come una concessione.

Secondo la genesi, nel mondo cattolico la donna nasce da una costola dell’uomo e quindi dovrebbe essere uguale e non inferiore ad esso. Tuttavia la storia è costellata da pregiudizi e consapevole asservimento della donna.

Questa mostra accompagna lo spettatore in una sorta di viaggio attraverso la storia, le lotte e le conquiste, dell’universo femminile, passando attraverso la rappresentazione che di essa, la pittura prima e poi il cinema, hanno delineato. Da semplice oggetto da ammirare, a soggetto attivo che si interroga sulla propria identità per giungere alla presa di coscienza del ruolo di donna autonoma e libera.

In mostra sono presenti circa 100 opere, tra dipinti, sculture, grafica, fotografia e video, di cui alcune esposte per la prima volta ed altre assenti da lungo tempo dalle scene espositive, tutte provenienti dalle collezioni d’arte contemporanee capitoline.

Questa esposizione aiuta a capire quali sono stati nel tempo i passaggi cruciali che hanno segnato la svolta, a volte musa ispiratrice altre volte maliziosa tentatrice, come testimoniano i pittori dell’Ottocento e le splendide pellicole cinematografiche che mostrano le prime dive dell’epoca moderna, donne consapevoli ed autonome, attrici del proprio destino come testimoniato dai documentari e video della Cineteca di Bologna e dell’Archivio dell’Istituto Luce-Cinecittà.

La Grande guerra rappresenta un passaggio cruciale per l’evoluzione del ruolo della donna nella società, i cambiamenti politici ed economici e la rottura dei valori tradizionali aprono la strada per una nuova donna.

Insieme alla donna cambia anche la famiglia, soprattutto a seguito delle nuove teorie psicologiche introdotte dagli studi di Freud che sovvertono il modo di vedere e vivere la famiglia.

La donna moderna è il risultato dell’inarrestabile cammino delle suffragette, delle singole donne (come Franca Viola) ed ancora delle lotte dei movimenti collettivi femminili tra cui l’UDI-Unione Donne Italiane, come testimoniano i numerosi documenti presenti in mostra provenienti da ARCHIVIA – Archivi Biblioteche Centri Documentazione delle Donne.

“Donna non si nasce, lo si diventa” come affermava Simone de Beauvoir , attiva sostenitrice dei movimenti a sostegno dei diritti delle donne, con il suo libro il Secondo Sesso (Francia 1949) diviene spunto di riflessione sull’essere donna e simbolo della contestazione degli anni 70.

A partire da aprile, fino alla conclusione della mostra, verranno organizzati degli incontri interdisciplinari (letture, performances, presentazioni, proiezioni, serate musicali e a tema) sulle tematiche affrontate dalla mostra.

Lungo il percorso espositivo sarà anche possibile apprezzare alcune delle opere di Fausto Pirandello, tra cui Il remo e la pala  proveniente dal Museo del Novecento di Milano.

La mostra è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale- Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, in collaborazione con Cineteca di Bologna, Istituto Luce-Cinecittà.

Per i possessori della MIC Card l’ingresso alla mostra è gratuito.

Si avvisa anche che la Galleria d’Arte Moderna Comunale dalla prossima primavera lancerà, sul suo sito web e sui social, un contest fotografico con l’hastag #donneGAM, con il quale il pubblico potrà inviare fotografie di donne protagoniste della propria storia famigliare. Tutte le fotografie saranno trasmesse in mostra, tramite un monitor, in un’area appositamente allestita.

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Dream. L’arte incontra il sogno

Il Chiostro del Bramante ospita fino al 5 Maggio 2019, la mostra Dream. L’arte incontra il sogno; ultimo atto della trilogia curata da Danilo Eccher che negli anni passati ha visto susseguirsi Love. L’arte incontra l’amore (2016) ed Enjoy. L’arte incontra il divertimento (2017).

Come per le precedenti esposizioni, il pubblico è accompagnato lungo il percorso da un audio guida realizzata da Ivan Cotroneo con il supporto vocale di alcuni noti attori italiani, il cui scopo è immergere completamente il pubblico nell’atmosfera della mostra e delle opere.

Gli spazi del museo sono stati riorganizzati in funzione delle opere di artisti contemporanei (dei quali alcuni noti a livello internazionale) come Jaume Plensa, Anselm Kiefer, Mario Merz, Giovanni Anselmo, Christian Boltanski, Doris Salcedo, Henrik Håkansson, Wolfgang Laib, Claudio Costa, Kate MccGwire, Anish Kapoor, Tsuyoshi Tane, Ryoji Ikeda, Bill Viola, Alexandra Kehayoglou, Peter Kogler, Luigi Ontani, Ettore Spalletti, Tatsuo Miyajima, James Turrell.

Ognuno di loro ha interpretato il proprio concetto di sogno con l’ausilio dei propri strumenti espressivi, chi con il marmo, chi con la tecnologia, chi con la lana, chi con la carta.

Il tema del sogno è complesso perché porta con se un numero infinito di simboli e significati, infatti in mostra sono stati inseriti i più noti e comuni.

Al di là del personale gusto nell’apprezzare o meno una determinata opera, ognuna di esse ha il fine di suscitare una reazione nel pubblico.

Di sicuro osservando la reazione dei presenti, stupore e meraviglia, nonché curiosità sono catalizzate dall’opera di Jaume Plensa, Laura Asia (2015) e Chloe’s World V (2018), che accoglie i presenti nel cortile del museo con due statue di fanciulli ad occhi chiusi che ci introducono nella dimensione onirica; oppure da quella di Tsuyoshi Tane, LIGHT is TIME (2014), che immerge il pubblico in una pioggia dorata; ed ancora l’imponente opera di Alexandra Kehayoglou, What if all is (2018), una foresta pluviale realizzata appositamente per accompagnare i visitatori dal piano terra al piano superiore del Chiostro del Bramante, che  introduce il visitatore all’opera di Peter Kogler, Untitled (2018) anche essa realizzata appositamente per rivestire le pareti del primo piano con un dedalo di linee deformate.

Queste sono alcune delle installazioni che lungo il percorso del museo consentono una reale interazione del pubblico con l’opera, infatti raggiungono la piena realizzazione grazie al pubblico che le attraversa entrando in dialogo con esse .

Il complesso delle realizzazioni esposte, come afferma il curatore della mostra, concorre all’esplorazione dei “vasti e profondi territori dell’anima”; ognuno in modo differente tocca la sensibilità del pubblico che, come accade dopo un sogno, ne emerge con una sensazione di serenità o di inquietudine.

La mostra è prodotta ed organizzata da DART Chiostro del Bramante a cura di Danilo Eccher ed il patrocinio di Regione Lazio, Roma – Assessorato alla crescita culturale, Ambasciata britannica, Ambasciata americana,Ambasciata argentina, Ambasciata tedesca.

Il catalogo è pubblicato da Skira Editore.

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Escher e la passione per la Calabria

Catanzaro- Lo scorso sabato ho partecipato ad una visita guidata della mostra Escher. La Calabria, il Mito, inaugurata lo scorso 20 Novembre 2018 presso il Complesso monumentale del San Giovanni di Catanzaro, che raccoglie una raccolta di opere realizzate da Escher durante il tour effettuato in Calabria negli anni Trenta. Conoscevo l’artista perché avevo già potuto visitare la mostra organizzata a Roma presso il Chiostro del Bramante, tenutasi tra il 2014 ed il 2015, ma essendo una mostra a tiratura nazionale non erano presenti tutte le opere dedicate alla Calabria che in questa sede vengono esposte in omaggio a questa terra.

Maurits Cornelis Escher nato il 17 giugno 1898 a Leeuwarden, in Frisia, è ultimogenito dell’ingegnere idraulico George Arnold Escher e di Sara Gleichman.

Innamorato dell’arte, Escher si dedica sin da subito alle arti grafiche con entusiasmo, nonostante gli scarsi risultati scolastici, già adolescente inizia a praticare con abilità l’arte dell’incisione su linoleum. Dopo vari tentativi mirati a seguire la propria vocazione artistica, nel 1919 si iscrive alla Scuola di Architettura e Arti Decorative di Haarlem, dove apprende i rudimenti dell’intaglio, il padre molto più concretamente lo spinge verso gli studi di architettura, ma le passioni del giovane Maurits continuano ad essere rivolte altrove.

Nello stesso anno fa un incontro decisivo per la propria carriera futura, quello con il grafico Samuel Jessurun de Mesquita, che ne asseconda il talento persuadendolo ad iscriversi presso i propri corsi di disegno. Grazie al Mesquita, Escher definisce i suoi primi orientamenti di gusto, rivelando un’inaspettata predisposizione per la xilografia, procedimento di incisione su matrici lignee che arriva a padroneggiare in poco tempo. Da qui il suo percorso di studio e perfezionamento delle arti grafiche si fa sempre più intenso, tanto da spingerlo in giro per il mondo a raccogliere materiale visivo per realizzare le sue opere.

Uno dei viaggi tra i più importati lo porta in Italia negli anni dal 1922 al 1936. Durante questo periodo visita numerosi posti, tra i quali la Calabria, le cui opere sono il fulcro centrale della mostra che si concluderà il 20 Gennaio 2019.

La mostra si compone di 86 opere, alcune realizzate sulla base di disegni fatti durante il suo lungo tour nel Sud Italia, dove conosce una popolazione inizialmente schiva ma successivamente generosa e accogliente. Percorrendo le terre del Sud si imbatte nei borghi della Calabria, la cui visita inizia il 28 aprile del 1930. Questi paesaggi mediterranei, differenti dal proprio luogo di nascita, suscitano una forte attrazione su di lui; il sole, la luce intensa del Sud, la vegetazione selvaggia, le architetture geometriche del periodo bizantino, le costruzioni arroccate, spesso a strapiombo sul mare, e le stratificazioni di culture antiche gli rimangono impresse, tanto da riproporli successivamente in altri suoi lavori, come Dream del 1935 dove riproduce una mantide religiosa che si era posata sul suo braccio mentre disegnava a Pentedattilo.

Oltre a queste opere, Tropea, Pentedattilo, La Cattolica di Stilo, Fiumara, ci sono le sue serigrafie più note, quelle dell’età matura, periodo dedicato allo studio dello spazio, delle dimensioni e della forma, creando così un proprio stile. Fu capace di realizzare un gioco visivo basato sulla deformazione del soggetto nella sua forma in un continuum creativo, pur mantenendo uno spazio definito. Queste sono opere note come metamorfosi e prospettive impossibili che prendono spunto dalla Gestalt Theory, che studia la percezione ed esperienza dell’individuo, ovvero la capacità del cervello di percepire una forma anche nel vuoto, o di elaborare un’unica immagine o oggetto dall’insieme di forme diverse.

Escher negli anni diventa famoso ed apprezzato più di quanto egli stesso immaginasse, la sua arte ad esempio fu scelta come simbolo dalle comunità Hippy dell’epoca contro la sua stessa volontà e molte furono le commissioni ricevute per la creazione di cartoline e copertine di album musicali, tanti anche gli usi non autorizzati delle sue opere.

Curioso l’aneddoto riguardante l’insistente richiesta di Mick Jagger di poter utilizzare una delle prospettive impossibili di Escher come copertina del album Through the Past, Darkly e più volte rifiuta, prova ne è la lettera che l’artista scrisse al manager della rockstar, Peter Swales : “Voglio dedicare tutto il mio tempo e attenzione ai molti impegni che ho; io non posso accettare qualsiasi altra richiesta o perdere del tempo per la pubblicità. A proposito, si prega di dire al signor Jagger che per lui io non sono Maurits, ma, molto sinceramente, M.C. Escher”

La trasposizione più nota al pubblico è riconoscibile nel film interpretato da David Bowie, Labyrinth, il labirinto che compare nel film è la riproduzione dell’opera di Escher Relativity.

La mostra è prodotta e organizzata da Comune di Catanzaro e Assessorato alla Cultura della Città di Catanzaro con il Gruppo Arthemisia, vede il contributo della Regione Calabria, la collaborazione con la M.C. Escher Foundation ed è curata da Federico Giudiceandrea e Domenico Piraina.

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