Articoli

Il Ponte di Genova al tempo del COVID-19

Oggi i telegiornali nazionali hanno annunciato che è stato concluso il varo del nuovo ponte di Genova. Un cantiere iniziato nel 2019 che non si è mai fermato e che continua a lavorare, per garantire a Genova il collegamento tra la riviera di Ponente e quella di Levante.

Il pensiero va alle vittime del crollo del Ponte Morandi, una ferita che rimarrà aperta nel cuore di Genova e  dell’Italia intera, perché quel ponte che si sta ricostruendo ricorderà per sempre la tragedia che si è consumata in silenzio. In silenzio perché le crepe, attraverso le quali si infiltrava l’acqua deteriorando lentamente il cemento armato, sono state ignorate per anni, finché le numerose sollecitazioni a cui veniva sotto posto il ponte lo hanno compromesso definitivamente fino al crollo.

Per quanto sia positivo che i lavori avviati dalla Salini-Impreglio su progetto di Renzo Piano vadano così spediti, contro tutti i pronostici che vedevano un lavoro così imponente procrastinarsi per anni, come solito per i lavori statali. Viene da chiedersi perché si è dovuto attendere un evento tragico, perché sono dovute morire delle persone per mettere in moto la macchina del Governo e far si che la struttura fosse abbattuta e ricostruita.

Questa incognita porta con s’è altri quesiti, viene da chiedersi, anche, perché c’è voluto un virus ed altrettante morti per puntare i fari su un sistema sanitario stretto dalla morsa dei tagli economici.

Viene inoltre da chiedersi perché nei paesi toccati dal terremoto, la macchina dello stato sia ancora così lenta e la ricostruzione tardi a vedere la luce.

Si è detto tanto, tra polemiche e critiche, si è detto che il paese è vecchio, che c’è molto da rifare. Ciò che è emerge è che sono mancate le giuste professionalità ed è mancato il rispetto per il prossimo.

Resta la tragedia, la morte di tante persone che ricorderemo per sempre.

Se ti è piaciuto puoi fare una piccola donazione qui

Pasqua 2020

Quando si pensa alla Pasqua, si pensa spesso al momento della convivialità dello stare insieme in un giorno di festa.

Questa Pasqua 2020 la ricorderemo tutti a causa delle nuove abitudini acquisite per mantenere il distanziamento sociale, per proteggerci dal contagio del Covid-19 e sopratutto per proteggere i più fragili.

La ricorderemo anche perché inevitabilmente ci ha costretti tutti a meditare su ogni singolo momento della nostra vita.

Forse questa Pasqua sarà una resurrezione per tutti noi.

Vi auguro salute, serenità, e prosperità.

Buona Pasqua

Ventinovesimo giorno di quarantena

Come sempre mi sveglio piano, con cautela scendo dal letto ed a tentoni cerco la vestaglia. Esco piano dalla stanza per non svegliarlo.

Entro nella camera dei ragazzi per vedere che stiano dormendo tranquilli ed ammirare il mio orgoglio, forse l’unico della mia vita. Non sono mai stata brava in nulla, lui non fa altro che ripeterlo da quando ci siamo sposati.

Fino ad un mese fa pensavo avesse ragione, ma ieri ho smesso di credergli per sempre.

Quando ho avuto l’ultimo figlio ho lasciato il lavoro,  non riuscivo a stare dietro a tutto; gli amici hanno smesso di chiamarmi, quando hanno visto che non uscivo più per stare con mio marito e i bambini. Mi sono rimasti vicini solo Lina ed Enrico, che ancora mi chiamano per sapere come sto, sopratutto quando lui è a lavoro, geloso com’è se sente che qualcuno mi chiama si innervosisce e mi riempie di botte.

Ricordo la prima volta che lo ha fatto, ero andata a prendere i ragazzi ad una festa di compleanno di un loro compagno di scuola, erano le 21 quando siamo arrivati a casa. Lui ha sbraitato perché la cena non era pronta: “una moglie deve pensare prima al marito e poi ai figli, diceva. Tu hai visto qualcun altro con la scusa dei ragazzi.” Io gli ho spiegato che non era così avevo solo ringraziato i genitori di Giuseppe per l’invito e chiesto come era stata la festa. Ma lui niente, non si è fidato. Mi ha lanciato un man rovescio che mi ha fatto sbattere contro il frigorifero.

Il giorno dopo, mi ha chiesto scusa, ha detto che era stanco e non ragionava. Ma dopo quel giorno sono arrivate altre botte, le motivazioni erano sempre le più futili. Mi dicevo che forse ero io che non sapevo come rispondere per non irritarlo. Così dopo aver ridotto le uscite all’osso, ho provato a non rispondere più e mi rendo invisibile il più possibile.

Ma come può un uomo che per sei anni ti ha trattato con i guanti di velluto, coccolato e rispettato in tutto, cambiare così dal giorno alla notte?

Persino quando invitava i suoi amici a casa per le partite si chiudeva nel salotto e evitava che loro mi potessero vedere. Mi intimava di rimanere in camera dei ragazzi, quando i suoi amici suonavano il campanello li faceva entrare in salotto, dove io gli avevo sistemato le birre e i panini da mangiare con loro, e poi si chiudeva la porta dietro.

I ragazzi  vedevo che avevano un’aria sempre più triste, i loro occhi non erano più quelli luminosi e pieni di vita che i ragazzi della loro età hanno, almeno che io ricordi debbano avere. Io ho sempre cercato di tranquillizzarli, spiegavo che il loro padre era molto stressato, che arriva stanco la sera a causa del suo lavoro difficile e pieno di responsabilità. Poteva capitare che perdesse la pazienza. Ma vedevo nei loro sguardi permanere tanta tristezza e preoccupazione.

Un giorno mi chiamano da scuola, mi devono parlare dei ragazzi, penso sia successo qualcosa, mi precipito così in fretta che dimentico di coprire il collo con un foulard. Mi rendo conto della cosa solo a scuola, quando vedo che gli occhi della preside sono fissi sul mio collo, allora in lei vedo lo stesso sguardo triste dei miei figli. Cerco di spiegarle che il livido che vede me lo sono procurato con la mia borsa che era rimasta chiusa nella portiera della macchina e tirando la tracolla mi ha procurato quel brutto livido.

Ma lei, dopo avermi ascoltata, mi ha detto che Pietro e Alessandro avevano parlato con la loro maestra per sapere perché lo stress da lavoro porta gli uomini a picchiare le donne. La maestra così ha cercato insieme allo psicologo d’istituto di approfondire, per capire le loro domande da cosa fossero mosse. E loro hanno detto che il loro papà spesso quando tornava dal lavoro urlava con la loro mamma e la picchiava, hanno detto anche che io dicevo sempre che il loro papà faceva così perché era stanco e stressato dal lavoro.

Oddio, adesso come faccio, come spiego che tutto questo è solo colpa mia, che sono maldestra ed inetta. Mentre io penso a come giustificare tutto, la preside mi parla di un centro antiviolenza che si occupa di donne vittime di abusi in famiglia, mi da anche i numeri, tutte le indicazioni per contattarli e dei programmi che hanno. Mi dice che il primo passo spetta solo a me, devo mettermi in contatto con loro e poi una volta al sicuro mi aiuteranno a denunciare il responsabile degli abusi.

Vittima, abusi, violenza domestica, quando sento queste parole mi sembra di stare  dentro un’enorme bolla di sapone sospesa nell’aria, così mi sorprendo a dire, contro ogni logica, che i ragazzi hanno molta fantasia, con tutta la televisione che vedono avranno sicuramente frainteso. Lei mi guarda con lo sguardo di chi ha capito tutto e mi dice solo una cosa: “Pensi al benessere dei suoi figli, se un giorno lei non gli bastasse più e dovesse prendere di mira loro?”

A quel punto la bolla di sapone si è rotta e sono precipitata nella realtà, i miei figli, la mia gioia, loro non dovrà mai toccarli. Scoppio a piangere e lei mi abbraccia, così io racconto tutto, del fidanzamento prima e delle botte poi, di come tutto sia cambiato all’improvviso. ”Perché è cambiato così?”- le chiedo – “C’è un modo per aiutarlo?” nonostante tutto ho ancora l’assurda speranza di poter salvare qualche cosa di lui.

Lei mi guadra e mi dice che adesso è arrivato il momento di aiutare me stessa ed i ragazzi, loro hanno il diritto a vivere una infanzia serena ed io di ritrovare la mia dignità e la mia libertà. Mi riprendo e mi congedo con la promessa che avrei contattato il centro e cercato di porre fine a questo incubo.

Era il 6 Marzo, poi è iniziato il lockdown a causa del coronavirus.

Da allora sono passati 29 giorni. L’incubo non è ancora finito, ora lui lavora in smartworking. Con lui sempre a casa, Lina ed Enrico non si fanno più sentire per non crearmi problemi. Quanto mi manca il loro supporto.

Nonostante mio marito ora sia sempre a casa, il suo comportamento non è cambiato.

Ieri si è arrabbiato con Pietro perché non gli aveva sgombrato il tavolo da lavoro dai suoi libri. Gli ha quasi messo le mani ha dosso, ma io per fortuna sono riuscita ad intercettare il braccio, Così la sua furia si è scatenata su di me.

Quando ripenso a ieri, a Pietro terrorizzato e Alessandro con lo sguardo smarrito, mi sento morire. Non ci ho visto più, ho deciso di liberarci.

Adesso sono in bagno con il mio telefono che chiedo aiuto al centro. Stanno arrivando con la polizia per portarci lontano da quello che non è più un essere umano, ma un mostro informe.

Mi chiamo Simona ed ho scelto di ricominciare a vivere.

Questa è una storia di fantasia, ma in questo momento così delicato e difficile che costringe tutti a casa in quarantena, molte donne vivono questo stesso incubo quotidianamente, alcune chiuse in casa con il loro aguzzino. Solo poche hanno la fortuna di essere salvate come Simona.

In questo periodo i centri antiviolenza, le case rifugio e le femministe Non una di meno sono sempre attivi per sostenere le donne in pericolo.

Sono continui gli appelli che ricordando il numero gratuito 1522 del servizio pubblico della Presidenze del Consiglio-Dipartimento Pari Opportunità, attivo 24 ore su 24, oppure in chat, per non essere scoperte.

La campagna ministeriale è portata avanti dalla ministra alle Pari Opportunità e alla Famiglia Elena Bonetti alla quale hanno subito aderito molti artisti, tra i quali ricordiamo: Fiorella Mannoia, Paola Turci, Ornella Vanoni, Giuliano Sangiorgi, Francesca Michielin, Paola Cortellesi, ma sono veramente in tanti a dare il loro supporto.

Se ti è piaciuto puoi fare una piccola donazione qui

Questo è l’appello dei medici e non che hanno a cuore la salute dei Calabresi.

Ricevo e pubblico quanto segue.

Al Dipartimento tutela della salute

Al commissario ad acta

Al Commissario straordinario AOPC e Mater Domini

Al Prefetto di Catanzaro

Esponenti della comunità medica professionale e osservatori esterni attenti alle vicende sanitarie sottoscrivono questo documento sull’emergenza determinata dalla infezione da Covid-19   nella nostra regione. 

A fronte di inutili tavoli regionali che vedono ricomparire “vecchi soloni” che hanno contribuito allo sfascio del sistema sanitario regionale ci permettiamo di avanzare qualche concreta proposta per la città di Catanzaro e per l’intera Calabria.

Il dipartimento alla salute propone la riattivazione di posti letto in ospedali quali Rogliano, Tropea, Melito, Paola, Gioia Tauro. 

E’ questa la scelta migliore ?

Pensiamo che la criticità della situazione richieda la responsabile mobilitazione delle migliori risorse umane e strutturali.

Non è forse la nostra città dotata di un policlinico universitario strutturalmente moderno che concentra valide professionalità?

In questa grave emergenza avremmo piacere che venissero proposte operative anche dal mondo accademico. 

La regione Lombardia aveva pensato di attivare 500 posti letti dedicati alla cura dei pazienti con Covid-19 presso la fiera di Milano e Bergamo ha dovuto riattivare a degenza la vecchia lavanderia. 

Possiamo prevedere una attivazione di un numero consistente di posti letto presso il Policlinico Mater Domini? 

Si tratterebbe di attrezzare immediatamente, con livelli differente di intensità,  gli enormi spazi disponibili al Policlinico universitario ( si tratta di oltre 300 posti letto!) per non parlare di una seconda unità coronarica e di una seconda Rianimazione mai attivate.

Sono spazi che possono, ove fosse necessario accogliere tutti i casi calabresi assicurando a tutti il miglior trattamento tramite una task force integrata delle due Aziende con infettivologi, virologi, pneumologi e rianimatori senza sovraccaricare gli spazi ormai angusti dell’ospedale Pugliese ma utilizzandone le pfrofessionalità.

La Calabria è una regione commissariata per quanto riguarda la sanità chiediamo che in questa fase di criticità si affronti l’emergenza integrando, finalmente, il sistema accademico nella rete della sanità regionale.

Questo è l’appello dei medici e non che hanno a cuore la salute dei Calabresi.

Se ti è piaciuto puoi fare una piccola donazione qui

Io resto a casa

Ormai il dado è tratto.

Vista l’aggressività del virus e la sua facilità di propagazione, il Consiglio dei Ministri ha esteso la quarantena a tutta l’Italia. Le merci viaggiano ancora e molte attività lavorative con le dovute precauzioni continuano.

Dobbiamo fare la nostra parte, e restare il più possibile a casa per non aggravare la situazione. Sono giorni questi di coraggio, gli operatori sanitari, i medici e tutti gli ospedali stanno dando il massimo per fronteggiare questa emergenza. Tante sono le dimostrazioni di solidarietà e le raccolte fondi create per sopperire alle risorse limitate ed in esaurimento.

Fioccano i video dei personaggi del mondo dello spettacolo, che incoraggiano a stare a casa, riscoprire la famiglia e ciò che si può fare insieme stando a casa. E di cose c’è ne sono veramente tante: studiare insieme, leggere dei libri e riscoprire il piacere di commentarli insieme, rispolverare i vecchi giochi da tavolo.

Imparare cose utili da fare a casa, fare tutto quello che a causa del poco tempo che il lavoro o altre attività che ci costringevano a stare via da casa a lungo abbiamo sempre rimandato. Possiamo inventare giochi nuovi con i nostri figli, o far giocare i nostri animali domestici un po’ di più.

La vita non si ferma solo perché dobbiamo passare più tempo a casa.

Con le moderne applicazioni possiamo fare anche attività fisica e qual si voglia sport adatto a noi e a ciò che abbiamo a casa.

Possiamo finalmente cucinare quel piatto complicato che ci piace così tanto e che mangiavamo solo a casa della nonna. Oppure iniziare a dipingere o disegnare e perché no anche scrivere un diario con i nostri pensieri o altro per allontanare l’ansia e la preoccupazione.

Possiamo prenderci cura di noi stessi, con scrub, maschere, creme e massaggi fai da te.

Possiamo finalmente chiamare o scrivere a quegli amici lontani e che vediamo una volta all’anno.

Insomma di cose da fare a casa se ne trovano veramente tante, basta sbizzarrire la propria fantasia ed attitudine.

Il mio pensiero ora va a tutti coloro che ogni giorno si impegnano seriamente, per sconfiggere il Coronavirus e che lottano in prima linea e ringrazio.

Grazie a tutti quelli che mandano avanti l’economia, nel rispetto delle norme di sicurezza, e che garantiscono l’approvvigionamento dei beni alimentari.

Infine grazie a chi responsabilmente resta a casa.

Vi lascio con una bellissima riflessione della Psicologa Francesca Morelli:

“Credo che il cosmo abbia il suo modo di riequilibrare le cose e le sue leggi, quando queste vengono stravolte.

Il momento che stiamo vivendo, pieno di anomalie e paradossi, fa pensare…

In una fase in cui il cambiamento climatico causato dai disastri ambientali è arrivato a livelli preoccupanti, la Cina in primis e tanti paesi a seguire, sono costretti al blocco; l’economia collassa, ma l’inquinamento scende in maniera considerevole. L’aria migliora; si usa la mascherina, ma si respira…

In un momento storico in cui certe ideologie e politiche discriminatorie, con forti richiami ad un passato meschino, si stanno riattivando in tutto il mondo, arriva un virus che ci fa sperimentare che, in un attimo, possiamo diventare i discriminati, i segregati, quelli bloccati alla frontiera, quelli che portano le malattie. Anche se non ne abbiamo colpa. Anche se siamo bianchi, occidentali e viaggiamo in business class.

In una società fondata sulla produttività e sul consumo, in cui tutti corriamo 14 ore al giorno dietro a non si sa bene cosa, senza sabati nè domeniche, senza più rossi del calendario, da un momento all’altro, arriva lo stop.

Fermi, a casa, giorni e giorni. A fare i conti con un tempo di cui abbiamo perso il valore, se non è misurabile in compenso, in denaro. Sappiamo ancora cosa farcene?

In una fase in cui la crescita dei propri figli è, per forza di cose, delegata spesso a figure ed istituzioni altre, il virus chiude le scuole e costringe a trovare soluzioni alternative, a rimettere insieme mamme e papà con i propri bimbi. Ci costringe a rifare famiglia.

In una dimensione in cui le relazioni, la comunicazione, la socialità sono giocate prevalentemente nel “non-spazio” del virtuale, del social network, dandoci l’illusione della vicinanza, il virus ci toglie quella vera di vicinanza, quella reale: che nessuno si tocchi, niente baci, niente abbracci, a distanza, nel freddo del non-contatto.

Quanto abbiamo dato per scontato questi gesti ed il loro significato?

In una fase sociale in cui pensare al proprio orto è diventata la regola, il virus ci manda un messaggio chiaro: l’unico modo per uscirne è la reciprocità, il senso di appartenenza, la comunità, il sentire di essere parte di qualcosa di più grande di cui prendersi cura e che si può prendere cura di noi. La responsabilità condivisa, il sentire che dalle tue azioni dipendono le sorti non solo tue, ma di tutti quelli che ti circondano. E che tu dipendi da loro.

Allora, se smettiamo di fare la caccia alle streghe, di domandarci di chi è la colpa o perché è accaduto tutto questo, ma ci domandiamo cosa possiamo imparare da questo, credo che abbiamo tutti molto su cui riflettere ed impegnarci.

Perché col cosmo e le sue leggi, evidentemente, siamo in debito spinto. Ce lo sta spiegando il virus, a caro prezzo.”

#iorestoacasa

Se ti è piaciuto puoi fare una piccola donazione qui

2020 La società ai tempi del coronavirus

Da più di un mese si sta affrontando, in più paesi, l’emergenza dovuta all’estrema rapidità con cui il COVID-19 (Coronavisrus) si sta diffondendo da individuo ad individuo.

Sono tanti i casi di contagio, molte purtroppo le persone con patologie pregresse che sono morte sfiancate dal Coronavirus.

Il sistema sanitario italiano, che sta affrontando in prima linea il contagio, sembra essere quasi giunto al collasso, come riportano le agenzie di stampa. Il governo attraverso i canali media, oltre a chiarire le basilari indicazioni da adottare in caso di raffreddore ed influenza, diffonde anche informazioni utili su come riconoscere i sintomi del Coronavirus e cosa fare se si pensa di essere stati contagiati.

Le scuole, le Università, i teatri ed alcuni luoghi ad alta affluenza di persone sono stati chiusi in tutta Italia, al nord dove è scoppiato il focolaio del Coronavirus già da fine febbraio, per ora fino al 15 Marzo. Ma la data potrebbe subire ulteriori cambiamenti.

Tante società hanno aperto l’iter per il telelavoro ai propri dipendenti, per poter contenere il contagio.

Più passano i giorni, più aumentano gli aggiornamenti sul virus, più si assiste a diversi modi di affrontare questo particolare periodo da parte delle persone. Sulla rete internet sono comparsi a valanga meme (vignette satiriche) e video ridicoli sull’argomento. Anche la Francia ha mandato in onda su Canal+ un video satirico sulla pizza al Coronavirus che ha fatto indignare tante persone, subito ritirato con tanto di scuse da parte dell’emittente all’Ambasciatore italiano a Parigi.

Purtroppo è anche aumentata la psicosi, le persone hanno fatto scorte di prodotti per l’igiene in modo più alto del dovuto e le mascherine per la protezione sono quasi del tutto esaurite. Non sono mancati anche gli sciacalli che si sono approfittati del momento di crisi ed hanno iniziato a rivendere questi prodotti al mercato nero o su internet a prezzi esagerati.

Supermercati presi d’assalto come per affrontare l’apocalisse, e come se non bastasse la psicosi si è manifestata prima con la paura nel recarsi nei ristoranti cinesi fino ad arrivare anche a sfogare la rabbia con violenza fisica nei confronti degli asiatici, come riportato dalla stampa.

La storia continua a ripetersi, la pura soprattutto in determinati contesti prende il sopravvento sulla ragione ed oggi appare amplificata dalla lente d’ingrandimento di internet e dalla rapida divulgazione effettuata dai mass media. Come molti hanno fatto notare, sembra quasi di rivivere il periodo del contagio della peste descritto dal Manzoni nei Promessi Sposi, le paure e gli errori di allora sono gli stessi di oggi.

Sembra una contraddizione in essere assistere ad un alto numero di contagi proprio in un epoca in cui l’informazione è a portata di tutti e quindi si dovrebbe prestare maggiore attenzione verso se stessi e verso il prossimo:

  • se si hanno sintomi influenzali rimanere a casa;
  • se invece si è raffreddati è buona prassi tossire e starnutire nei fazzoletti usa e getta o, in assenza, all’interno del gomito;
  • rimanere a dovuta distanza dagli altri per evitare di contagiarli,
  • lavarsi spesso le mani.Coronavirus come lavare le mani

Ma appare chiaro che l’amor proprio non sempre è al primo posto e così viene meno anche il rispetto verso il prossimo, verso coloro che sono immunodepressi per le ragioni più diverse, per gli anziani che già sono indeboliti da altre patologie ed bambini. Dovremmo pensare a loro in un momento come questo,  mostrando maggiore sensibilità e maturità ed evitare di diffondere il contagio.

Fin dove dobbiamo arrivare per renderci conto che dobbiamo sempre agire con coscienza ed usare la ragione?

Nel 1998 Dj Ax con gli Articolo 31 cantava una canzone dal titolo 2030 , in cui c’è un passaggio che ultimamente mi torna sempre alla memoria:

“Questo è l’anno 2030 qui chi pensa è in minoranza
Ma non ha importanza non serve più (uhu)
2030 l’indifferenza è una virtù
I cyber-nazi fanno uno show in TV
I liberatori picchiano barboni in nome di Gesù, (uhu)
L’inno nazionale suona tipo marcia funebre
Il sesso virtuale è più salubre in quanto che c’è
Un virus che si prende tramite il sudore
E in 90 ore si muore
L’HIV in confronto sembra un raffreddore
È un esperimento bellico sfuggito
E il risultato è che nessuno fa l’amore
E io sono fuorilegge in quanto di questo parlo
In quanto penso a quando questo
Potevamo anche fermarlo”

Ripensando a queste parole mi chiedo, stiamo aspettando che tutto questo diventi la realtà? Quando cambieremo rotta?

Se ti è piaciuto puoi fare una piccola donazione qui

Museo nazionale delle arti del XXI secolo tra Architettura, Spiritualità, Immagini e fumetti

In questi giorni presso il MAXXI (Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo) di Roma, sono in corso numerose esposizioni di notevole interesse.

Per quanto ogni mostra riguardi argomenti e materiali differenti il filone che le accomuna si rintraccia nel tessuto sociale che ha creato i protagonisti e dato loro notorietà, lo stesso tessuto sociale che questi protagonisti sono stati in grado di comprendere e, oggi grazie alle loro opere, abbiamo la possibilità di conoscere meglio.

La stessa struttura del museo è opera di uno dei maggiori esponenti del XXI secolo, l’architetto anglo-irachena Zaha Hadid, scelta perché in grado di creare strutture capaci di integrarsi nel tessuto urbano, per le soluzioni architettoniche innovative e per l’abilità di interpretare le potenzialità dei luoghi. Il MAXXI infatti si presenta come una enorme struttura innovativa ed armonica al tempo stesso, che con i suoi ampi spazi riesce a creare un flusso comunicativo tra i vari ambienti, fluido e senza drastiche interruzioni. Permettendo così la convivenza armoniosa tra le diverse esposizioni senza creare confusione o smarrimento nei visitatori.

Ma passiamo ora in esame le varie mostre in corso.

Della Materia Spirituale dell’Arte, che si concluderà giorno 8 Marzo, offre allo spettatore la possibilità di interrogarsi sul concetto della Spiritualità ai giorni nostri, attraverso l’interpretazione fatta dagli artisti in esposizione e poter anche confrontare questa visione con le opere risalenti all’età arcaica di Roma. Infatti insieme alle opere contemporanee sono stati riuniti reperti archeologici provenienti dai principali musei della capitale: i Musei Vaticani, il Museo Nazionale Romano, i Musei Capitolini e il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia.

La mostra, a cura di Bartolomeo Pietromarchi, riunisce 19 artisti ognuno con un bagaglio culturale ed un background diverso: John Armleder, Matilde Cassani, Francesco Clemente, Enzo Cucchi, Elisabetta Di Maggio, Jimmie Durham, Haris Epaminonda, Hassan Khan, Kimsooja, Abdoulaye Konaté, Victor Man, Shirin Neshat, Yoko Ono, Michal Rovner, Remo Salvadori, Tomás Saraceno, Sean Scully, Jeremy Shaw e Namsal Siedlecki.

Un’altra mostra che vedrà la sua conclusione nel giorno dedicato alle donne è At Home. Progetti per l’abitare contemporaneo, a cura di Margherita Guccione e Pippo Ciorra.

Un insieme di plastici, foto e piantine che riproducono edifici ed interni di abitazioni pensati per adattarsi perfettamente ai luoghi di destinazione e realizzati con materiali sempre più innovativi. Questi progetti offrono uno sguardo sui cambiamenti che si sono susseguiti nel mondo dell’architettura e nel concetto dell’abitare negli anni che vanno dal dopoguerra a oggi, con un excursus delle opere dei grandi maestri del Novecento e delle nuove figure emergenti del panorama architettonico internazionale.

Questa mostra è fortemente legata all’esposizione Kostantin Grcic. L’immaginazione al potere, che si concluderà il 15 Marzo, un’istallazione che riproduce alcune costruzioni presenti in At Home, nello specifico quelle degli architetti Sergio Musmeci, Giuseppe Perugini, Maurizio Sacripanti e  Bernard Khoury, immergendole in un ambiente surreale, ma perfettamente inserite nel contesto creato dall’artista grazie alla loro stessa natura. Questa installazione fa parte del programma Studio Visit che ogni anno invita un designer di fama internazionale a dialogare con le opere della collezione del museo per restituirne una propria personale visione. Il programma Studio Visit, che è inserito nel progetto di collaborazione tra MAXXI e Alcantara spa, ha prodotto numerose mostre che sposano l’idea di sperimentazione e ricerca propri di questa collaborazione nata nel 2011.

Sempre nell’ottica di progetti abitativi è la mostra dedicata alla produzione dall’architetto Gio Ponti, un omaggio che arriva a quaranta anni dalla sua scomparsa e offre la possibilità di conoscere l’architetto a 360°, attraverso un vasto assortimento di materiali archivistici, modelli, fotografie, libri, riviste, e oggetti.

La mostra Gio Ponti. Amare l’architettura, che si concluderà il 13 Aprile, offre la possibilità di conoscere l’universo dell’architetto,  una vasta e poliedrica produzione che unisce idee e culture differenti nella sperimentazione di nuovi concetti dell’abitare, partendo proprio dall’esigenza di costruire che lo stesso Gio Ponti definì in Vocazione architettonica degli italiani (1940):  «Gli italiani sono nati per costruire. Costruire è carattere della loro razza, forma della loro mente, vocazione ed impegno del loro destino, espressione della loro esistenza, segno supremo ed immortale della loro storia.»

L’esposizione è a cura di Maristella Casciato, Fulvio Irace in collaborazione con Margherita Guccione, Salvatore Licitra, Francesca Zanella.

Architettura, silenzio e luce. Louis Kahn nelle fotografie di Roberto SchezenGli amanti della fotografia industriale potranno visitare l’esposizione Architettura, Silenzio e Luce. Louis Kahn nelle fotografie di Roberto Schezen, aperta al pubblico fino al 2 Giugno presso il centro archivi del MAXXI. Le foto di Schezen restituiscono il pensiero e la ricerca dell’architetto Kahn, che realizzò numerose costruzioni cercando di trarre il massimo vantaggio dalla luce naturale.

La mostra, curata da Simona Antonacci ed Elena Tinacci, mette in risalto anche le visioni stranianti ed estreme proprie del lavoro fotografico di Schezen che, giocando con la luce, le ombre ed i colori, rende le immagini vere opere d’arte.

Un altro spazio dedicato allo sposalizio tra arte e fotografia è offerto dalla mostra Elisabetta Catalano. Tra immagine e performance presso la zona lobby – archive  wall fino al 15 Marzo. L’esposizione, curata da Aldo Enrico Ponis, rappresenta un diario visivo delle fotografie realizzate dall’artista, ogni capitolo corrisponde all’evento o agli artisti da lei immortalati nel suo studio,  tra questi Joseph Beuys, Fabio Mauri, Vettor Pisani e Cesare Tacchi. Attraverso queste immagini Elisabetta Catalano restituisce la performance estemporanea o creata a tavolino che gli stessi artisti le hanno commissionato.

Nell’area distaccata del MAXXI è stata allestita una mostra dedicata alla produzione di Altan, che con le sue opere a fatto ridere e piangere adulti e bambini.

Altan. Pimpa, Cipputi e altri pensatoriAltan. Pimpa, Cipputi e altri pensatori, questo il titolo della mostra che si concluderà il 13 Aprile, e che ripercorre anni di storia attraverso i disegni, i fumetti e la produzione satirica che Altan ha pubblicato negli anni. Le sue opere sono l’espressione della libertà di pensiero, una libertà che mette in dubbio ogni certezza e fa riflettere sull’ambiente circostante. Una produzione così libera da bavagli e catene che riesce ad essere attuale ancora oggi.

 

La mostra, a cura di Anne Palopoli e Luca Raffaelli, è stata realizzata in coproduzione con Fondazione Solares e Franco Cosimo Panini Editore, a cura di Anne Palopoli e Luca Raffaelli.

Se ti è piaciuto puoi fare una piccola donazione qui

Riuso creativo nell’arte e nell’invettiva di Roberto Molinelli

Roma- In un piccolo e arroccato borgo medievale della provincia romana, Castelnuovo di Porto, presso l’imponente Palazzo Ducale noto anche come Rocca Colonna si svolge in questi giorni una mostra interessante che stuzzica i sensi e la fantasia. Stiamo parlando dell’esposizione dedicata a Roberto Molinelli che racchiude tutte le opere realizzate dall’artista e che prende il titolo di Antologica 1990 – 2019.

Nato a Genova nel 1961, Roberto Molinelli dopo aver concluso gli studi presso il Liceo Artistico avvia la sua carriera come decoratore e scenografo nel settore turistico. Trasferitosi a Roma nel 1986 inizia a specializzarsi negli effetti speciali collaborando con il mondo cinema e della televisione. La svolta arriva nel 2015 grazie alla collaborazione con Makinarium, una delle società più importanti d’Italia nel campo degli effetti speciali e con loro lavora a molti film tra cui Zoolander 2 e il nuovo Ben Hur.

Molti italiani però lo hanno conosciuto grazie ad un lavoro più recente, un film rimasto nelle sale troppo poco ma che ben presto potrà essere visibile nella più nota piattaforma digitale, si tratta di Copperman di Eros Puglielli interpretato da Luca Argentero.

La storia artistica di Molinelli si deve in gran parte al suo amore per il modellismo e alla sua curiosità che durante gli anni di lavoro gli ha permesso di conoscere materiali ed affinare tecniche portandolo a creare un  percorso creativo personale.

Roberto Molinelli non si limita agli effetti speciali, ma spazia verso quell’universo sensoriale ed intellettuale che appartiene al mondo dell’arte.

Le opere di Molinelli sono realizzate con oggetti di varia provenienza e natura (ossa, chiavi, giocattoli, monete e altro ancora) che vengono sapientemente combinati work in progress.

Il lavoro parte da una visione, senza ausilio di schizzi, e segue il suo corso fino ad opera realizzata, lo stesso Molinelli ci ha detto che il suo lavoro è frutto di tanta esperienza e di un forte baglio culturale che con gli anni ha reso ricca e florida la sua immaginazione.

Scorpione di Roberto Molinelli

Appare chiaro da subito quale sia lo spirito della mostra e la personalità dell’artista, infatti varcando la soglia d’ingresso di Rocca Colonna si viene accolti da un enorme scorpione realizzato interamente con materiali di recupero tenuti insieme da mastice e viti filettate ed infine verniciato.

La visita prosegue con una sala dedicata a Copperman dove si può apprezzare il costume di scena, miniature ed altri particolari relativi al personaggio, proseguendo lungo il percorso si giunge in una sala dove sono esposti i simpatici pezzi della serie Asimov Robotic Service e della Archeologia Nautica.

Da questa sala si giunge da una parte in una piccola stanza dove sono esposte delle magnifiche ali bianche a misura d’uomo e delle più piccole ali marroni screziate di rosso in scala 1:10; dall’altra parte si prosegue verso altre due sale dedicate alle Icone, realizzate reinterpretando l’arte bizantina e l’arte sacra in genere attraverso la nobilitazione di oggetti del quotidiano.

Osservando le opere di Molinelli si resta ipnotizzati alla ricerca del più piccolo dettaglio racchiuso in un contesto più grande che trasmette un’immagine significativa, ogni singolo pezzo contribuisce a conferire valore e significato all’opera; se apparentemente sembra di avere davanti oggetti messi a caso, ad uno sguardo più attento si percepisce quanto in realtà l’opera sia perfettamente bilanciata e simmetrica.

Tra le sue opere si annoverano anche i Tecnomorfi (1990-1998) frutto di una combinazione tra archeologia industriale e arte primitiva, Paleomorfi (1998-2000) costituiti da animali fantastici che si presentano come rari esemplari fossili ed infine gli Archeomorfi termine che raccoglie tutto ciò che per stile e significato si discosta dalle altre catalogazioni: maschere, monili, bronzetti equestri e tanto altro ancora.

Questo slideshow richiede JavaScript.

La mostra inaugurata lo scorso 15 Dicembre 2019, si sarebbe dovuta concludere il 12 Gennaio scorso, ma da quando detto dall’artista potrà ancora essere visitata il sabato e la domenica fino al 2 Febbraio 2020.

Per informazioni dettagliate ed aggiornamenti potete visitare la pagina Facebook o Istagram di Roberto Molinelli.

Se ti è piaciuto puoi fare una piccola donazione qui

Marco Polo nuovo centro di ricerca internazionale di Cà Foscari

Ci siamo finalmente è nato il nuovo Centro di ricerca internazionale di Cà Foscari, si chiama Marco Polo ed è dedicato al famoso esploratore che per primo descrisse gli usi e costumi dell’Antica Cina.

Il Centro per le connessioni globali Europa-Asia (MaP) è stato inaugurato il 18 Novembre scorso nella sede di Cà Vendramin, lo scopo è favorire la cooperazione scientifica a livello nazionale e internazionale tra Asia, Europa e Mediterraneo, sulle nuove identità religiose e sfide globali legate a processi di migrazione e cambiamenti climatici. 

Grazie al finanziamento del progetto di eccellenza del dipartimento di Studi sull’Asia e sull’Africa Mediterranea (DSAAM) è stato possibile creare la struttura presso la quale si organizzeranno convegni, simposi, summer school e altre attività didattiche e di ricerca, rivolte a consolidare il profilo del dipartimento come punta di diamante negli studi asiatici e nordafricani a livello nazionale e internazionale. Insomma il  DSAAM vuole porsi come punto di riferimento per lo studio delle profonde trasformazioni intellettuali, economiche e socio-culturali in atto in Asia e nel mondo mediterraneo, che influenzano sempre più gli equilibri generali nell’era della globalizzazione. 

Sulla scia delle iniziative assunte già nel 2013, verrà dato ampio spazio al tema della Nuova via della Seta (Belt and Road Initiative – BRI) che ha assunto una posizione centrale nell’ambito del dibattito internazionale ed ancora oggi in forte sviluppo da parte del Governo Cinese.

Vista la portata del progetto e degli studi da svolgere il MaP coinvolgerà numerose strutture dipartimentali e di ricerca dell’ Università Cà Foscari , nonchè con varie strutture nazionali ed internazionali, come  l’International Institute of Asian Studies (IIAS, Leiden, Paesi Bassi), ilChinaMed e il To-China.

In cantiere diversi strumenti per la realizzazione degli obbiettivi del MaP:

  •  Summer School internazionali : verrà posta l’attenzione  sui processi storici ed i trends emergenti nella politica, la governance, l’economia e i cambiamenti socio-culturali tra Europa, Asia e Mediterraneo. 

 

  • Marco Polo Lectures : delle letture dedicate che vedranno la partecipazione di studiosi di alto profilo internazionale, accademico e culturale.

 

  • Marco Polo Colloquia : dei dibatti annuali dove studiosi ed esperti di vari paesi si confronteranno sulle questioni più significative delle relazioni Europa/Asia e dei cambiamenti in atto nel continente asiatico e nell’area del Mediterraneo. 

 

  • Seminari, workshop e letture annuali su temi specifici che si svolgeranno spesso anche in collaborazione con studiosi in visita sia nazionali che internazionali. Tra questi si segnala il Progetto “China 70-100” che ha lo scopo di mettere in luce gli aspetti più importanti dello sviluppo della identità moderna in Cina alla luce degli anniversari del “Movimento del Quattro Maggio 1919” e della fondazione della Repubblica Popolare Cinese” (1949) e quello, in programma a fine novembre 2019, su “Brussels Looks East. The Caspian Region and and the New EU Strategy Towards Central Asia”

Per tutte le altre iniziative si invita a visitare il sito accademico

Se ti è piaciuto puoi fare una piccola donazione qui

Valencia ed i suoi tesori

A cinque anni di distanza sono tornata a Valencia, l’occasione era trovare delle amiche che abitano lì e non vedevo da tanto tempo. Per fortuna il tempo e le temperature sono state clementi regalandoci un clima mite e soleggiato.

Qui non vi parlerò di alberghi dove poter alloggiare, ma delle zone e delle strutture da visitare a Valencia.

Situata nella parte sud-orientale della Spagna, Valencia è una delle città più visitate sia per fascino architettonico che culturale, dopo Madrid e Barcellona.

Il periodo ideale per visitare questa città è l’autunno o la primavera, in estate è sconsigliabile a causa delle alte temperature che rendono poco piacevole gli spostamenti in ore diurne.

 

Patatas Bravas
Patatas Bravas a la Malvarrosa

Se proprio non potete fare a meno di viaggiare durante l’estate, avete la possibilità di rifugiarvi nella vicina spiaggia de la Malvarrosa, frequentata dai giovani del luogo e dove avrete la sensazione di passeggiare lungo le spiagge della California. Qui i ragazzi, il 24 Giugno, sono soliti festeggiare la notte di San Giovanni tutti insieme intorno ad un grande falò. Se andate a visitare la Malvarrosa non dimenticate di visitare la Fabrica de Hielo, un ex fabbrica di ghiaccio trasformata in centro culturale ricco di eventi di diverso genere e dove potete sempre trovare tapas y cervezas.

Tramonto ad Albufera
Tramonto ad Albufera

I più romantici invece possono recarsi presso la vicina località di Albufera, una laguna dedicata alla coltivazione di riso, che offre uno spettacolo naturale unico, chi vuole può fare un giro in barca, altrimenti ci si può sedere a bordo laguna e godersi il tramonto. 

Valencia attira l’attenzione non solo dei curiosi, ma anche degli studiosi di architettura; la città infatti è caratterizzata da un miscellaneo di strutture architettoniche, quelle classiche orientali in mattoni che ricordano il colore della sabbia, quelle in stile liberty e gotico, alle più moderne strutture costruite dal discusso architetto Santiago Calatrava per il complesso che va dalla Città delle Arti e della Scienza all’Oceanografico, o quelle di Norman Foster e di David Chipperfield.

Una volta atterrati all’aeroporto di Manises si può agevolmente raggiungere la città con il treno che porta direttamente alla Stazione del Nord, che si trova accanto alla Plaza de Toros dove si svolge la tipica corrida e ad un isolato da piazza dell’Ayuntamiento dove ha sede il palazzo dell’Alcalde (il sindaco della città) e la Posta centrale (Correos).

Piazza dell’Ayuntamento è anche sede della Mascleta, in questa occasione la piazza viene transennata e lungo tutto il suo perimetro viene allestita una lunga fila di fuochi d’artificio che vengono accesi su invito del sindaco, della fallera mayor (la donna designata a capo delle falleras), della fallera infantil (la ragazza designata a capo delle giovani falleras) e la loro corte. Questo evento si ripete ogni giorno alle ore 14 per tutto il mese di marzo. Questo evento è un altro dei motivi per cui è consigliabile visitare questa città durante il periodo primaverile.

Le Fallas sono delle processioni in onore di San Giuseppe che vanno dal 12 al 19 marzo, anche se la preparazione ha inizio a gennaio. Ogni quartiere con i propri costumi tradizionali e i propri colori, si aggrega alla sfilata di carri costruiti per l’occasione con personaggi in carta pesta di varie forme e dimensioni, il programma inoltre prevede numerosi cortei sia a cavallo che a piedi ed è contornata da cori e balli tipici. Alla fine delle Fallas si fa un’enorme pira per bruciare i carri tutti insieme, lo spettacolo è molto suggestivo perché illumina tutta la città a giorno.

Tra Plaza de la Reina e Plaza de la Virgen si trovano molti locali e negozi,  molto frequentato dai giovanissimi è il Montaditos, dove si può scegliere una vasta varietà di piccoli panini con cui accompagnare la propria cerveza,  nei paraggi si trova anche Lizzarran, locale di tradizione basca dove si può scegliere tra una vasta varietà di tapas, ma bisogna saper scegliere bene se non si vuole pagare un conto molto salato.

Per chi ama cenare con Sangria e Paella, consigliabile quella originale Valenciana

Paella valenziana
Paella valenziana

fatta con carne, fagiolini, fave, carciofi, rosmarino e l’immancabile riso, si può gustarla sia da El Rall vicino alla Lonja de la Seda, che da El Cau del Rall nei pressi di Plaza de la Reina. Chi ama i cocktails non può non assaggiare la fresca Aigua de Valencia a base di Cava o champagne, succo d’arancia, vodka e gin, oppure finire il pasto o con la dolce Mistela o con Cazalla.

I più golosi possono fare una sosta al Horchateria e Chocolateria de Santa Catalina, un bar antico e arredato con le tipiche azulejos (le maioliche spagnole). Qui si può scegliere tra i tipici Churros (pasta fritta e zuccherata) accompagnati da una tazza di cioccolato caldo e l’altrettanto tipica Horchata (simile al nostro latte di mandorla) fatto con il chufe, tubero di una pianta tipica della piana valenciana ricca di potassio, fosforo, vitamine E e C, nonché di proteine e grassi vegetali. Questa bevanda, che si serve sia liquida che come granita, viene solitamente accompagnata dai Fartons, dolci morbidi e di forma lunga tipici della città di Valencia.

Il centro di Valencia offre diverse opportunità di visite culturali: la Cattedrale in stile barocco o il campanile del Micalet, bella e suggestiva la Basilica de la Virgen de los Desamparados che possiede un meraviglioso affresco sulla cupola che raffigura l’assunzione di Maria in cielo, mentre nella piazza dell’Almoina dietro la chiesa è possibile vedere le rovine della vecchia città romana con resti monumentali risalenti al 138 a.C. corrispondenti al antico foro e attualmente ricoperti d’acqua.

Il Micalet si trova idealmente in mezzo ad un area delimitata da 2 gruppi di torri storiche che permettevano l’ingresso nella Valencia fortificata. Oggi le mura di delimitazione non esistono più, ma troneggiano ancora le Torres de Serrans, in stile gotico valenzano, il cui nome si deve alla loro posizione, alcuni dicono che prende il nome di Los Serranos, una delle 34 comarche spagnole; altri fanno risalire il nome ad una importante famiglia che abitava in quella zona. Dalla parte opposta si trovano le Torres de Quart, il cui nome si deve al Quart del Poplet nella cui direzione si affacciano, sono situate all’intersezione di due importanti strade: carrer de Quart e carrer de Guillem de Castro.

Molto bella anche la chiesa di Santa Catalina riconoscibile per il suo campanile gotico, questa sorge sulle rovine di una moschea araba e vicina a Plaza Redona dove ogni domenica mattina si svolge il mercato di prodotti della tradizione regionale. Costruito nel Novecento ma vistosamente in stile liberty è il Mercado Central dove ogni giorno si tiene il locale mercato, a pochi metri di distanza si trova la Lonja de la Seda, ovvero l’antica Borsa della seta che fu dichiarato monumento storico artistico Nazionale nel 1931 e patrimonio dell’umanità nel 1996 da parte dell’UNESCO. Dalla fine del XV secolo rappresenta la potenza economica di Valencia e viene tuttora considerato come il più brillante esempio del periodo gotico civile europeo.

Per chi ama la natura è possibile fare tappa presso il Jardi del Turia, esempio di ingegneria idraulica e architettura botanica. Il vecchio fiume di Valencia, il Turia, dopo la violenta inondazione del 1957 venne fatto deviare e al suo posto fu realizzato uno splendido giardino con una zona dedicata ai campi sportivi, un’altra area con giochi per bambini, ed un’altra ancora per potersi godere una semplice passeggiata in mezzo alla macchia mediterranea.

Pont del Mar
Pont del Mar

Il Jardi del Turia è attraversato da 5 ponti tra cui il Pont del Mar, ricostruito nel 1951 dopo l’esondazione del fiume che aveva distrutto la precedente struttura in legno. Dovendo essere ricostruito in pietra, l’architetto Francesc Figuerola incaricato del progetto optò per una struttura orientale; all’epoca il ponte era un passaggio obbligato per chi si dirigeva verso il porto, oggi è stato pedonalizzato. Proseguendo verso la direzione del mare si scopre la parte più moderna della città con il complesso de la Ciudad de las Artes y las Ciencias e il vicino Oceanografic, immenso parco acquatico dove è possibile ammirare ogni specie marina e partecipare allo spettacolo dei delfini. Di questo complesso fa anche parte il nuovo teatro dell’opera, il Palau de les Artes Reina Sofia realizzato nel 2005 a testimoniare l’intenzione della città di imporsi anche come grande centro culturale.

Puerta del Mar
Puerta del Mar

Se invece dal Pont del Mar ci si muove verso il centro della città si arriva alla Puerta del Mar, una riproduzione della vecchia Portal del Real che aveva funzione di controllo ed ingresso alla città, nel 1936 è stata aggiunta una croce per ricordare i caduti della guerra civile. La Puerta del Mar ora indica l’inizio della zona commerciale di Valencia ricca di negozi e di locali di tapas o ristoranti di vario genere.

Sempre al 2005 risale l’ampliamento dell’Istituto Valenciano di Arte Moderna (IVAM), primo museo d’arte moderna a essere inaugurato in Spagna nel 1989. Anche il Museo di Belle Arti è stato ampliato per ospitare più agevolmente le sue preziose collezioni, dalla sfavillante arte religiosa del XIII secolo alla rappresentazione della vita locale degli artisti del XIX secolo. Di notevole importanza sono le numerose opere realizzate da artisti locali conservate in entrambi i musei, un fondamentale supporto per meglio conoscere la città.

Arrivati al porto, sede della 32ª e 33ª edizione dell’America’s Cup, si scoprono i magazzini in stile liberty, il bellissimo edificio dell’orologio, esempio di arte contemporanea, e il più moderno Veles e Vents dell’architetto David Chipperfield, si tratta di diecimila metri quadrati di superficie distribuiti su quattro livelli, una composizione di vari piani orizzontali sovrapposti e sfalsati che crea un alternarsi di luci e ombre consentendo una libera e continua vista sul mare.

Abitata da un popolo molto generoso e festoso sarà facile innamorarsi di questa città e essere inglobati nella famosa movida valenciana.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Riguardo a Valencia avevo già scritto un articolo, pubblicato per il quotidiano online per il quale scrivevo all’epoca del primo viaggio, per vedere le differenze potete leggerlo su Futuro-Europa.

Se ti è piaciuto puoi fare una piccola donazione qui