Campaegli e Cervara di Roma

Nonostante sia ancora presente il coronavirus, che sta mettendo in ginocchio una grande parte dell’economia mondiale, molte attività sono quasi tornate alla normalità.

Complice il caldo insopportabile di alcune metropoli, la necessità di evadere dalla città è in crescita, sempre nel rispetto delle vigenti norme di sicurezza.

Una delle possibili mete per trovare rifugio dalla canicola estiva può essere la montagna. La montagna offre la possibilità di rispettare il distanziamento sociale, ancora raccomandato in questo periodo, e, cosa più importate, fresco, aria pulita e paesaggi sconfinati.

Tra il lazio e l’Abruzzo si estendono i monti Simbruini che fanno parte del Subappennino laziale e che offrono una varietà di percorsi in mezzo alla natura. Si può ad esempio fare una piacevole camminata in località Campaegli portando il necessario per un picnic o prenotando al Rifugio Montano Campaegli.

Passeggiando per questi Monti potrete ammirare la loro conformazione geologica, osservare tutto il promontorio circostante, se non c’è foschia si riesce a vedere fino al mare.

Oltre ad un paesaggio rilassante la montagna offre anche la possibilità di incappare nella fauna locale, come le mucche Podoliche che attraversano le strade ed i pascoli oppure ci si può imbattere in una mandria di cavalli.

Se poi amate la tranquillità dei borghi una meta perfetta è Cervara di Roma.

Appena sotto Campaegli si erge questo piccolo borgo arroccato, farete molta attività fisica a salire e scendere le scale ma le opere che troverete lungo la ben nota scalinata degli artisti valgono la fatica. Inoltre dal punto più alto potete godere di un bellissimo panorama sulla valle sottostante.

Questo piccolo borgo è da sempre una sorta di attrazione per gli artisti, infatti la sua fama risale ai primi anni del 1800 quando venne inserita nell’itinerario degli artisti stranieri, i quali integravano il loro soggiorno romano con la perlustrazione delle località limitrofe.

Qui oltre a tanti dipinti, murales e poesie, c’è impressa nella pietra una melodia “Notturno-Passacaglia per Cervara” composta dal Maestro Ennio Morricone, scomparso da poco, in omaggio al borgo montano.

Se ti interessa l’Abruzzo leggi anche Rocca Calascio tra sogno e realtà

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  • Mandria di mucche a Campaegli
  • Veduta del borgo di Cervara di Roma
  • Opera di Ennio Morricone al Cervara
  • Mandria di cavalli a Campaegli
  • Chiesa di Cervara di Roma
  • Opere nella roccia a Cervara
  • Piazza del centro di Cervara
  • Panorama in località Campaegli

 

Rocca Calascio tra sogno e realtà

Con il caldo che impazza ormai ovunque uscire dalla metropoli diventa un’esigenza fisica più che mentale.

A tale fine non c’è nulla di meglio di una gita fuori porta.

Visitare i borghi vicini al proprio abitato, non solo rappresenta uno svago ma anche un modo per arricchire il proprio bagaglio storico culturale.

L’Italia da questo punto di vista offre tanto ed è interessante confrontarsi con luoghi e memorie passate. L’Abruzzo ad esempio è una regione che ospita numerosi paesi di origine medievale, arroccati sulle montagne per tenere d’occhio i nemici, così come si può riscontrare nel fiabesco borgo di Rocca Calascio.

Questo luogo fatato, situato su un crinale a 1.460 mt di altezza, ha ospitato numerosi set cinematografici che hanno contribuito ad accentuare l’atmosfera incantata del posto:  Lady Hawke (USA, 1985)  dove la rocca era il rifugio dell’eremita interpretato da Leo MecKern;  Il nome della rosa (FRA-GER-ITA, 1986) tratto dall’omonimo libro di Umberto Eco;  Il viaggio della sposa (ITA, 1997); L’orizzonte degli eventi (ITA, 2005); fino ad arrivare ai più recenti set, la serie Padre Pio (ITA, 2006) prodotta dalla RAI;  The American (USA, 2010) con George Clooney, questo film è un vero omaggio alla città dell’Aquila e alla sua provincia, tanti i paesaggi immortalati nelle riprese da Castel del Monte, Calascio a Castelvecchio Calvisio.

Raggiungere il borgo di Calascio per chi arriva con mezzi propri è relativamente facile, il percorso verso la Rocca è relativamente breve, anche se tutto in salita ed abbastanza faticoso,  lo spettacolo che viene offerto su in cima ripaga tutti gli sforzi.

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Il borgo della Rocca di Calascio è una piccola bomboniera fatta di tanti ristoranti ed attività commerciali che vivono proprio grazie al turismo locale e straniero, che raggiunge queste zone per ammirare la bellezza dell’Appennino abruzzese e della sua Rocca che domina l’intera valle.

Per apprezzare meglio il paesaggio e la sua struttura occorre fare un passo in dietro e ripercorrere la sua storia, la rocca è stata fondata nell’anno 1000, in realtà il primo documento storico che ne attesta la presenza risale al 1380, ma appare chiaro che era già presente e parte del luogo da tempo.

Come per la maggior parte delle fortificazioni medievali, la sua struttura era stata integrata con un torrione a forma quadrangolare con la funzione di avvistamento; tale rimase finché fu possedimento di Leonello Acclozamora della stirpe di Carapelle (XIV secolo).

La sua struttura fu successivamente integrata, durante la proprietà di Antonio Todeschini della famiglia Piccolomini (XV secolo) che la ricevette da re Ferdinando, con la fortificazione di una cerchia muraria in ciottolame e quattro torri di forma cilindrica per uso militare.  Durante questo periodo, inoltre, si sviluppò ai suoi piedi il piccolo borgo, spinto dalla crescita economica dovuta alla transumanza delle pecore sulla direttrice del reggio tratturo per Foggia. 

L’economia che ruotava attorno alla lana delle pecore crebbe molto nel tempo, tanto da attirare gli interessi della famiglia Medici, che nel 1579 acquistò la rocca ed il vicino borgo di Santo Stefano di Sessanio.

La storia italiana vede spesso il susseguirsi di violenti terremoti, sopratutto in questa zona, infatti la rocca fu gravemente danneggiata da un violento sciame sismico nel 1703 con conseguente abbandono della parte più alta del borgo a privilegio del sottostante paese di Calascio, che iniziò così a svilupparsi.

Nel XX secolo il sito fu completamente abbandonato e dimenticato, il centro abitato si concentrò verso are più agevoli e vicine ai luoghi del commercio, fu grazie alle prime ambientazioni cinematografiche, su tutti Lady Hawke, che alcuni abitanti colsero il potenziale turistico del posto e ricominciarono a popolare la zona convertendola con strutture ricettive e investendo su importanti opere di restauro e consolidamento del castello ed altri siti turistici.

Lungo il percorso che separa il borghetto della rocca dal castello si trova una piccola chiesa dedicata a Santa Maria della Pietà, un piccolo santuario eretto tra il XVI e il XVII secolo, meta di devoti e fedeli. Il luogo dove è stato edificato ha una valenza storico votiva, si narra infatti che in quello stesso luogo la popolazione locale ebbe la meglio su una una banda di briganti che li minacciava, mentre altre fonti fanno risalire la costruzione al 1451 forse su schizzi del Bramante.

Chiesa di Santa Maria della Pietà a Rocca Calascio

La struttura a pianta ottagonale del santuario, con un ambiente adibito a sacrestia appoggiato a una delle facciate ed una cupola ad otto spicchi, fa pensare ad una preesistente edicola rinascimentale. All’interno della chiesa, che presenta un complesso sistema di paraste tuscaniche, è possibile ammirare un dipinto della Vergine ed una scultura di San Michele armato.

Durante l’escursione a Rocca Calascio vale la pena organizzare anche la vista al vicino Santo Stefano di Sessanio, piccolo ed incantevole borgo medievale sito a circa 1.251 mt sul fronte meridionale del Parco Nazionale del Gran Sasso  e dei Monti della Laga.

Inutile dire che è un vero gioiellino, completamente costruito in pietra calcarea bianca, curato dai suoi abitanti con botteghe di artigianato locale e piccoli ristoranti, i danni del tempo e l’inclemenza dei terremoti che si sono abbattuti negli anni sembrano aver reso questo piccolo borgo ancora più affascinante agli occhi dei visitatori.

Passeggiando per le vie si può facilmente riconoscere l’influenza dei Medici, eleganti decori in pietra e muratura arricchiscono le strutture preesistenti come portali ad arco con formelle fiorite, finestre in pietra finemente decorate e bifore. La famiglia più potente di Firenze per fare in modo che i viandanti riconoscessero il luogo come sua proprietà fece porre il suo stemma sulla porta d’ingresso di sud-est. Nei pressi di questa porta si può vedere una piccola chiesa dedicata a Santo Stefano Protomartire, edificata tra XIV e XV secolo.

 

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Tante sono però le sorprese per i visitatori del borgo, come le abitazioni quattrocentesche, e la Torre del 300 (oggi in ricostruzione) dalla cui sommità si può vedere il panorama che dalle valli del Tirino e del Aterno si spinge sino alla catena del Sirente e della Maiella.

A parere delle guide, si consiglia la visita anche della vicina chiesa della Madonna del Lago eretta appena fuori le mura, nel XVII secolo,  sulle rigogliose rive di un piccolo specchio d’acqua.

Un piccolo suggerimento per gli amanti della gastronomia, il borgo di Santo Stefano in Sessanio è particolarmente rinomato per le sue lenticchie rosse che si possono acqiustare nelle botteghe del borgo.

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Pescara tra mare e monti

La città natale di Gabriele D’Annunzio, Pescara, può rappresentare una valida meta per le gite fuori porta dell’ultimo minuto, per chi ha voglia di sfuggire al ritmo incalzante della capitale, ma sopratutto una valida meta turistica.

Per quanto il piano urbanistico post bellico non abbia dato precise indicazioni per la riedificazione, passeggiando per il centro cittadino tra palazzi popolari ogni tanto a sorpresa spunta qualche villa in mattone o abitazione bassa in stile liberty, piccoli gioielli architettonici che catturano l’attenzione.

Singolare è anche la pavimentazione che caratterizza le vie del centro, ricco di ristoranti e negozi, inoltrandosi in questo dedalo di strade si ha la sensazione di essere in un antico salotto. Qui affluisce la maggior parte della popolazione, per godere della cucina abruzzese o semplicemente per una pausa prima di raggiungere il vicino lungomare.

La bellezza e particolarità del capoluogo abruzzese è caratterizzato sopratutto dall’aria che si respira e dal paesaggio che offre; inoltrandosi verso il lungomare infatti si viene raggiunti da una piacevole aria di mare leggermente salmastra che si mischia con quella secca delle vicine montagne, spingendosi in fondo verso il Ponte del mare si può godere di un ricco panorama da un parte la distesa sconfinata offerta dal mare dalla parte opposta le cime dell’Appennino abruzzese.

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Il Ponte del mare, costruito nel 2009,  unisce le due rive del fiume da nord a sud e si estende per 456 metri di pista ciclabile e pedonale, tra i più lunghi d’Europa. La sua forma ricorda quella di una vela, la cui parte sospesa è ancorata ad un pilastro di acciaio edificato sulla sponda nord del fiume ed in posizione obliqua rispetto al corso del fiume.

Visitare i luoghi di interesse di Pescara è semplice e non richiede tempi lunghi di percorrenza. Venendo dalla stazione basta spingersi in linea retta per arrivare in centro e scoprire la Cattedrale della Divina Misericordia (o del Sacro Cuore di Gesù), una bellissima costruzione rivestita di mattoni a vista in stile gotico con un grande rosone  che domina la piazza da sopra il portone centrale a tutto sesto, mentre l’interno è composto da tre navate con volte a crociera in stile neoromanico, la luce arriva da tre grandi vetrate policrome ed istoriate.

La cattedrale fu edificata sul finire dell’Ottocento affinché l’ex comune di Castellammare Adriatico possedesse una propria parrocchia.

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Nella piazza davanti al portone si trova un presepe artistico in pietra, dello stesso stile della Cattedrale, realizzato dal Maestro Del Ponte Petronio Franco in esemplare unico e donato alla città di Pescara dall’Ordine dei Templari Cattolici d’Italia.

 

Per le vie del centro ci si può imbattere in un altra singolare scultura, L’Elefante di Vicentino Michetti collocato in Piazza Salotto.

Elefante di Michetti

Michetti, nato a Calascio nel 1909, si era trasferito nel capoluogo adriatico insieme alla famiglia nel 1920, dove negli anni Settanta realizzò l’opera, frutto di una voluta provocazione dell’artista nei confronti di tutte le opere realizzate per Pescara in quegli anni, che a suo dire sembravano delle costruzioni.

La statua originariamente era di colore grigio, mentre oggi appare di colore rosso mattone, questa seconda vita dell’elefante, a cui l’artista non poté assistere perché scomparve nel 1997,  si deve al finanziamento e sponsorizzazione da parte della Inner Wheel nel 2013 al fine di ripristinare lo splendore della statua fortemente deteriorata dal passare degli anni e da atti vandalici.- fonte IlPescara

Seguendo la via del mare, invece, può capitare di camminare accanto al Villino Nonnina che originariamente era l’abitazione del poeta Luigi Polacchi, vissuto dal 1894 al 1988, la quale tra gli anni trenta e cinquanta fu uno dei salotti letterari più importanti d’Italia a cui partecipavano, tra gli altri, personalità come Giovanni Gentile, Alfredo Luciani (con cui fondò nel 1934 il cenacolo culturale chiamato Casa di Poesia), Ignazio Silone, Domenico Tinozzi, Michele Cascella ed Ennio Flaiano.

Casa di Luigi Polacchi

Un’altra abitazione storica, dichiarata monumento nazionale nel 1927 e dal 2014 museo in gestione al Polo museale dell’Abruzzo, è la casa natale di Gabriele D’Annunzio che si trova in corso Manthoné 111. L’edificio settecentesco, proprietà della famiglia D’Annunzio a partire dall’Ottocento, fu sottoposto a diversi interventi di restauro sia da parte del D’Annunzio sia a seguito dei bombardamenti subiti nel corso della seconda guerra mondiale. 

Dalla parte opposta della stazione di Pescara, proprio davanti il lungomare, si è accolti da l’Approdo alla Nave (immagine di apertura dell’articolo), l’opera nota semplicemente come Fontana la Nave è un complesso scultoreo realizzato  nel 1987 dallo scultore Pietro Cascella a ricordo della tradizione marinaresca della città la cui forma ricorda molto una galea con tanto di remi.

Insomma questo capoluogo abruzzese ha veramente tanto da offrire che sia per un giorno o per un fine settimana, le attrazioni non mancano di certo.

Per coloro che partono da Roma possono facilmente raggiungere la città tramite autobus dalla Stazione Tiburtina.

 

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