The people I like. Al Maxxi le fotografie di Giovanni Gastel

Lo scorso 15 Settembre è stata inaugurata presso il Maxxi (Museo delle Arti del XXI secolo) , la mostra fotografica Giovanni Gastel. The People I Like, a cura di Umberto Frigerio, che afferma: “Difficilissimo […] è stato fare la selezione tra i numerosissimi ritratti fotografici di tutti questi anni. Selezione durissima, sofferta, – abbiamo dovuto lasciare fuori bellissime foto e bellissime persone, amici e artisti-soprattutto perché abbiamo intitolato la mostra: Giovanni Gastel. The people I like.”

Giovanni Gastel inizia a lavorare da Christie’s tra il 1975-1976, affinando la sua tecnica fotografica con un lungo apprendistato, ma la svolta arriva nel 1981 con l’incontro con Carla Ghiglieri, la quale diventata sua agente e lo introduce nel mondo della moda.

Da qui in poi la sua vita è tutta in salita, dopo le prime pubblicazioni su riviste come Annabella, inizia ad essere ricercato anche da altri, Edimoda e Mondo Uomo e Donna, ma la consacrazione nel modo dei fotografi di fama internazionale arriva nel 1997 con un sua personale realizzata da Germano Celant alla Triennale di Milano. Da qui il suo successo professionale si consolida fino a raggiungere la notorietà di artisti del suo campo, quali Mario Testino, Oliviero Toscani, Helmut Newton.

Giovanni Gastel, nato a Milano il 27 dicembre 1955 da Giuseppe Gastel e da Ida Visconti di Modrone, ultimo di sette figli; oggi è membro del Consiglio di amministrazione del Museo di Fotografia Contemporanea, partner istituzionale della Triennale di Milano e membro del Consiglio di Amministrazione della Fondazione IEO-CCM.

Con le direttive post Covid-19, per accedere alla mostra è preferibile acquistare il biglietto online, la mostra dura in tutto un’ora ma basta per ammirare le fotografie esposte.

Tra i personaggi ritratti, spiccano i volti di Carolina Crescentini, Isabella Ferrari, Carla Sozzani, Pino Daniele, Bebe Vio, Giuseppe Di Piazza, Luciana Littizzetto, Fiorello, Barack Obama, Marco Pannella, Vasco Rossi, Jovanotti, Giuliano Sangiorgi, Omar Pedrini, Nicola Savino; oltre 200 ritratti, molti dei quali in bianco e nero, che sembrano voler restituire l’anima del soggetto fotografato.

Giovanni Gastel è famoso sopratutto per questa sua particolare capacità di immortalare la vera essenza dei protagonisti delle sue fotografie, il suo uso della luce da risalto al personaggio, lo mette al centro della scena, questa tecnica ricorda molto lo stile pittorico del Caravaggio.

Egli, come il pittore, riesce a donare ai soggetti un corpo e una forma tridimensionale grazie all’illuminazione che, come su un palcoscenico, sottolinea i volumi dei corpi che escono improvvisamente dal buio della scena. 

Giovanni Gastel stesso afferma: “Fotografare è una necessità e non un lavoro. Rendere eterno un “incontro” tra due anime, mi incanta e mi fa sentire parte di un tutto”.

La mostra, che si concluderà il prossimo 22 Novembre, rappresenta un dialogo continuo tra anime, quelle del fotografo, del soggetto fotografato e dello spettatore.

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Mostra fotografica di Giovanni Gastel al MaxxiFotografie di Giovanni Gastel al Maxxi

Once upon a time… Rasiglia

Questo racconto potrebbe iniziare con “C’era una volta” perché il luogo che sto per descrivere ha tutti gli attributi per entrare nel mondo delle fiabe: piccolo, lontano dalla città, circondato dalla natura e dall’acqua.

Dunque come tutte le fiabe che si rispettano val la pena iniziare con una poesia, ma questa in partisolare è stata scritta proprio per questo paese da Luciano Cicioni: Ruscelletti sussurranti Allettanti melodie Scendon freschi e spumeggianti In un dedalo di vie! Giulia intensa e misteriosa Lentamente al cuor ti piglia Il pensier sereno posa_ Ah! Dolcissima Rasiglia!

Rasiglia specchi d’acqua

Proprio come la poesia racconta, Rasiglia è un piccolo e dolce paese, termine che si adatta alla perfezione a questo bomboniera che si sviluppa lungo il costone della montagna, a 600 metri di altitudine, nella conformazione tipica ad anfiteatro.

Sovrastata dall’antica roccaforte, che ancora si erge in tutta la sua maestosità, il paese ha la tipica struttura del borgo medievale, anche se purtroppo distrutto dal terremoto del 1997 è stato poi ricostruito con rispetto ed armonia del territorio e delle strutture originali, anche se poco è rimasto di autentico i segni del passato sono sempre presenti. Gli sforzi fatti dagli abitanti per mantenere viva la memoria storica sono ripagati dalla grande affluenza di turisti.

Nel XIV secolo data la sua posizione Rasiglia rappresentava un punto strategico per il controllo della valle del Menotre ed era inoltre vicina ad un importante snodo commerciale tra Roma e la Marca Anconitana, per questo la famiglia Trinci decise di stabilire alcune sue proprietà, tra cui alcune case, un molino ed una gualchiera. Nel Seicento la posizione di Rasiglia e la facilità di riferimento dell’acqua garantirono il proliferare di attività artigianali, tra cui la tessitura di cui i posso no ancora oggi ammirare telai e cardatori, perfettamente conservati.

A parte la triste parentesi dovuta ai rastrellamenti nazifascisti durante la seconda guerra mondiale, a causa dei quali furono deportati due abitanti del paese; Rasiglia ha potuto godere di una florida economica sopratutto dal 1945 al 1980.

Ciò che colpisce di Rasiglia e che l’ha resa famosa come la “Piccola Venezia dell’Umbria” sono i corsi d’acqua costruiti per poter sfruttare appieno la corsa idrica generata dalla sorgente Capovena.

Il Borgo è veramente graziosa, possiede una forza che catalizza l’attenzione a ti porta a continuare a girare da un punto all’altro per non lasciare nessun’ angolo inesplorato. La cucina è quella tipica umbra e può essere gustata nei piccoli ristoranti ed osterie sparsi per il borgo.

La nuova veste di Rasiglia ha portato anche la nascita di alcuni eventi culturali, di questi si ricordano: Rasiglia, Paese presepe, dal 26 dicembre al 6 gennaio; Penelope a Rasiglia, il telaio tradizionale, che si tiene il primo fine settimana di giugno compatibilmente con le altre festività nazionali.

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Matera tra passato e futuro

Lo scorso fine settimana, vista la clemenza del tempo, ho visitato Matera.

La prima volta che sono stata a Matera avevo, forse, tra gli 11 ed i 12 anni, l’impressione che mi lasciò fu quella di un piccolo paese arroccato sulle montagne, triste ed isolato.

A distanza di anni, complice il film di Mel Gibson “The Passion” , la nomina a città della cultura nel 2019 e la fiction italiana “Sorelle” di Cinzia TH Torrini, ho trovato una città viva, pulita e allegra.

Purtroppo però raggiungerla è sempre scomodo, se non si ha la macchina inoltre si ha difficoltà a perlustrare il territorio circostante. Per raggiungerla le opzioni sono: autobus di linea o treno per la stazione di Ferrandina scalo Matera da dove partono gli autobus per la città.

Matera si erge tra la continuazione dell’altopiano delle Murge e la fossa dove scorre il fiume Bradano, che grazie ad una diga costruita negli anni cinquanta da vita al lago San Giuliano.

Matera Murgia
Grotte di Matera

La parte antica di Matera è separata dalle antiche grotte, che è possibile visitare grazie ad un sentiero, dall’affluente del Bradano noto come Fiumicello o Gravina di Matera. Da una parte dunque abbiamo il Sasso Barisano e il Sasso Caveoso e dall’altra parte, dove si vedono le grotte, c’è la sponda del Parco della Murgia, di cui una parte è compresa nel Parco Regionale Archeologico Storico Naturale delle Chiese Rupestri.

La parte storica di Matera, nonché patrimonio mondiale dell’umanità Unesco dal 1993, è rappresentata dai famosi Sassi e dalle antiche cisterne, la più grande può essere visitata dall’ingresso che si trova in centro. I Sassi in sostanza sono le antiche abitazioni dei materani, piccoli aggregati di case scavate nella roccia calcarea a ridosso del burrone chiamato Gravina.

Cisterna di Matera
Cisterna di Matera

Le cisterne invece rappresentavano una fonte di approvvigionamento dell’acqua; per la sua posizione Matera è molto sicura ma all’epoca non era facile reperire acqua sopratutto in caso d’assedio così sfruttando la friabilità della roccia sono state crete condotte idrauliche che confluivano in cisterne e palombari, esempio di grande ingegneria idraulica.

Matera oggi è una città degna del più alto numero di turisti, ricca di punti di interesse e piccole curiosità, a partire dalle tante installazioni d’arte che è possibile incontrare lungo la strada a finire con le numerose chiese, ognuna con una particolare peculiarità.

Una città piena di vita notturna, soprattutto con le stagioni miti, che offre anche un vasto assortimento di cibi, dai peperoni cruschi al pane.

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