Liberi di scegliere. Un regalo di speranza per tutti.

Sullo sfondo ci sono i paesaggi della Calabria, l’Aspromonte, il lungomare di Reggio Calabria, il mare. Al centro una storia vera fatta di duro lavoro, ma guidata dalla tenacia e dalla speranza di cambiare una realtà le cui radici profonde sono difficili da sradicare.

In Liberi di scegliere, fiction andata in onda su Rai 1 il 22 gennaio scorso, i freddi numeri legati agli alti ascolti passano in secondo piano davanti alla potenza del messaggio veicolato.

Un messaggio forte e positivo volto a scardinare il concetto che se si nasce in un determinato contesto, in questo caso quello mafioso, si è destinati a riprodurre quello stesso stile di vita anche da adulti.

“Perché la mafia non si sceglie si eredita” (cit. fiction).

Ovviamente da soli si può fare poco, ma con l’aiuto di qualcuno, in questo caso lo stato, che ti supporta e sostiene nel tuo nuovo percorso si ha la possibilità di cambiare il proprio destino e lasciare così in eredità qualcosa di diverso, di positivo.

La storia prende spunto dall’esperienza di Roberto Di Bella, Presidente del Tribunale per i minorenni di Reggio Calabria, che ha avuto l’intuizione e il coraggio di portare avanti un progetto che ha consentito l’allontanamento dalle famiglie mafiose dei minori a rischio, in questo modo ha evitato loro di perseguire le orme dei padri, e nello stesso tempo ha offerto a questi ragazzi la possibilità di fare esperienza di un altro modo di vivere. 

Per quanto riguarda le mafie, ovviamente il percorso di sradicamento da questo stile di vita doloroso e limitante, come riportato nella fiction, va innescato durante la giovane età mostrando che esiste un’altro modo di vivere.

Lo stesso principio può essere applicato anche alla più vasta cultura meridionale fortemente legata ed incentrata sulla famiglia, non sempre in modo positivo.

Il messaggio lanciato da Liberi di scegliere, su più ampia scala, aiuta a comprendere che a prescindere dall’affetto che si prova per la propria famiglia di origine si deve avere la possibilità di scegliere il proprio destino, la famiglia non deve diventare un alibi o un freno verso la realizzazione delle proprie scelte di vita.

In alcuni casi bisogna avere la forza e determinazione di non farsi assorbire dalla famiglia pensando che se si persegue il proprio benessere si voglia meno bene ai propri familiari, in più bisogna anche essere strutturati per non cadere nella rete dei ricatti emotivi che spesso si creano all’interno di queste relazioni.

Come non elogiare infine la bravura degli attori che, con garbo ed al contempo un’energia fortissima, hanno saputo interpretare i loro personaggi senza cadere nel banale o in stereotipi.

Sono stati capaci di condurci nella vita di ogni personaggio, anche solo attraverso l’espressività dello sguardo, che parlava al posto dei protagonisti, capacità questa comune a quegli attori che hanno fatto gavetta nel teatro.

Soggetto e sceneggiatura:

Monica Zapelli, Sofia Bruschetta, Ivano Fachin, Giovanni Galassi e Tommaso Matano.

Cast:

Alessandro Preziosi, Nicole Grimaudo, Francesco Colella attore di origini Calabresi, Carmine Buschini, Federica Sabatini, Federica De Cola, Corrado Fortuna, Vincenzo Palazzo.

Foto di proprietà della testata Panorama

Per conoscere meglio la Calabria puoi leggere il mio articolo: Calabria l’ombelico del mondo.

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Pubblicità specchio di un’epoca

Come da una pubblicità si possa capire la società per cui è stata realizzata

In questi giorni passa in televisione lo spot della Golden Lady, luminoso, bello, dinamico, accattivante ed onirico.

La cosa non è passata inosservata, destando in me la curiosità di analizzarla.

Il core di questa campagna Golden Lady, #conlemiegambe, è quello positivo di sostenere le donne a puntare sui propri sogni e realizzarli anche se l’impresa risulta stancante e dura, ovvero tutta in salita.

La campagna del 2017 (clicca qui per vederla) raccoglieva esperienze diverse (una donna in carriera, una mamma e una ragazza alle prese con le scelte della propria età), un miscellaneo di ruoli possibili in cui una donna può ritrovarsi; invece, quella di questo anno  propone la vita di una modella.

Lo spot si apre con una ragazza che ogni giorno affronta un nuovo inizio di giornata. Se ci basiamo solo sul testo, ossia la voce narrante, abbiamo a che fare con una ragazza dalla forte volontà, decisa, che sa bene ciò che vuole e sa che se si impegna può fare qualunque cosa. Guardando le immagini del video, abbiamo davanti la vita di una modella, che passa da uno shooting fotografico ad uscite con gli amici, dalla palestra alle sfilate. Non proprio la vita di tutte le donne.

Questa scelta sembra alquanto insolita per definire la promessa di questa campagna: “con il mio prodotto puoi fare ciò che vuoi anche diventare una modella”, concetto non proprio scontato, visto che per diventare modella bisogna prima di tutto bisogna avere una certa tipologia di fisico e non basta indossare dei collant o dei leggins a marchio Golden Lady per diventarlo. Sul perché scegliere un prodotto a marchio Golden Lady, la campagna torna sul piano della realtà: “basta scegliere bene e puntare su chi ci sostiene”, in tal caso il prodotto dovrebbe garantire questo sostegno e la possibilità di fare tutto con le proprie gambe.

Tornando al core della campagna, realizzare i propri sogni, forse la scelta di questo tipo di professione appare più chiara se guardiamo meglio la società odierna, le giovanissime sono sempre più portate a vedere questa professione come una strada percorribile, inoltre si lega forse di più all’attuale mondo delle fashion blogger (vedi Chiara Ferragni che è diventata testimonial di diverse marche). Sicuramente vedendo la protagonista dello spot si nota che il pubblico di riferimento sono le ragazze in età di Università, giovani donne che non hanno superato i 30.

Insomma, questa appare una scelta sicura per l’azienda produttrice, ma è anche sintomo purtroppo che ancora oggi determinate carriere rimangono appannaggio maschile.

Guardando allo spot dello scorso anno (2017 ndr.), rimanendo nell’ambito dei sogni da realizzare, c’è da aspettarsi che nelle prossime campagne compaiano anche le altre tipologie di carriera affrontate. Si potrebbe anche ricorrere ad altri spunti: chi sogna di vincere l’oro olimpico in qualche disciplina sportiva; chi desidera scoprire la cura di qualche malattia; chi vorrebbe vincere il premio Pulitzer; chi diventare scrittrice di successo; chi riuscire a raggiungere i vertici aziendali. Piccole gocce d’acqua nel mare di esempi a cui si può fare riferimento se parliamo di sogni delle donne.

Ma se vogliamo rimanere con i piedi per terra, guardando alla situazione in Italia, forse le giovani donne di oggi sognano anche solo di riuscire ad ottenere un posto di lavoro che gli permetta di affrancarsi dalla propria famiglia, iniziando ad essere indipendenti e portare così il proprio contributo a chi per anni le ha sostenute.

Perché, parliamoci chiaro, oggi non c’è nulla di più onirico della sicurezza economica e copertura sanitaria.

Dietro spot di questo tipo c’è tanto lavoro da parte di psicologi ed analisti di mercato; oggi giorno per diventare aziende di successo e vendere i propri prodotti ci vuole molto impegno e studio, perché la popolazione dei consumatori è sempre più consapevole dei propri bisogni e non abbocca più alle esche pubblicitarie ad occhi chiusi (ovviamente parliamo di un pubblico adulti e non più facilmente influenzabile).

Tuttavia le pubblicità come questa cercano di captare questi bisogni, ad esempio “compro questo prodotto perché mi sento così, poco importa se la realtà è un’altra, l’importante è che ci credo io”, qui sta racchiusa la moderna società dell’io sempre più incentivata dall’industria del commercio e no.

Questo è solo uno dei motivi alla base delle politiche di mercato fatte in Italia, gli acquisti impulsivi diminuiscono, diminuendo così i guadagni, e di conseguenza le aziende hanno escogitato manovre interne che le proteggono durante le vendite, mentre il consumatore è sempre più esposto a rischi, sopratutto per quanto concerne gli acquisti online che sono in forte crescita.

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Costruire

Qualche giorno fa guardavo la prima puntata di una Pallottola nel cuore 3, con il maestro Gigi Proietti, in una sequenza della puntata Paola Minaccioni si sfogava con Francesca Inaudi sulla sua condizione: donna matura, fidanzata e in carriera ma ancora senza figli. Accennava al fatto che si sentisse vuota, come se non avesse costruito ancora nulla proprio perché non aveva figli.

A mio avviso, parlando in generale, già solo il fatto di avere una carriera avviata e soddisfacente dona ad una persona un buon bagaglio alle spalle, perché puntando su se stessi passo dopo passo si è costruito, una personalità, una carriera e di conseguenza relazioni sociali. Perché buttare via tutto questo? Non è ugualmente importante e faticoso per un individuo?

In quel contesto e in tanti altri, come mi è capitato di notare, il concetto del costruire nella donna viene sempre associato alla vita familiare, quando ormai ai giorni nostri, ben sappiamo che sono tanti e più disparati gli obiettivi costruttivi che una persona, donna o uomo che sia, si prefigge.

Parliamoci chiaro, non critico l’idea in se di voler costruire una famiglia, perché è un valore importante, ma il cercare di demonizzare sempre ciò che devia dal prevedibile avvicendarsi del nasco, cresco, studio, lavoro, mi sposo e faccio dei figli. Non sempre le cose seguono quest’ordine e non è giusto recriminare chi la vita ha riservato uno scenario diverso.

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